Omicidio di Manuela Petrangeli: in aula rivelati audio inquietanti dell’ex compagno

La fisioterapista Manuela Petrangeli venne uccisa con una fucilata dall'ex compagno: un omicidio annunciato

Nella foto La vittima Manuela Petrangeli e il suo assassino Gianluca Molinaro

Nel processo per il tragico femminicidio di Manuela Petrangeli, la fisioterapista 51enne brutalmente uccisa con un fucile, lo scorso 4 luglio, dall’ex compagno Gianluca Molinaro, padre di suo figlio, si è svolta oggi l’udienza presso la Prima Corte di Assise di Roma, che ha portato alla luce elementi di forte impatto probatorio: audio inquietanti WhatsApp pronunciati dall’imputato.

La fisioterapista Manuela Petrangeli venne uccisa con una fucilata dall’ex compagno: un omicidio annunciato

Le registrazioni sono stare estratte attraverso la copia forense del telefono di Molinaro, e che sarebbero risalenti ai mesi precedenti il delitto, dipingono un quadro di crescente ossessione e minaccia nei confronti della ex compagna a cui l’uomo ha sparato ad un metro di distanza.

Gli audio shock in aula: l’escalation di minacce prima dell’omicidio

“Maledetta, gliela devo fare pagare”, sarebbe solo una delle numerose frasi agghiaccianti nelle registrazioni audio fatte ascoltare in aula, a testimonianza del profondo risentimento e della rabbia covata da Gianluca Molinaro nei confronti della sua ex compagna.

In uno degli audio, l’imputato si sarebbe anche lamentato con gli amici, affermando: “Mi sta portando all’estremo”, mentre parallelamente, sono stati esaminati i messaggi testuali scambiati su un’utenza condivisa tra il figlio minore e la vittima.

In questi scambi, si leggerebbe di fatto l’accusa di Molinaro: “Sei una bugiarda patologica”, insinuando una presunta manipolazione del figlio, con la risposta di Manuela Petrangeli a contrasto delle dichiarazione dell’uomo: “Mi stai portando all’esasperazione, non manipolo nessuno” – e che oggi risuonano tragicamente alla luce del brutale epilogo.

Le accuse contro Gianluca Molinaro: omicidio premeditato, stalking e detenzione illegale di armi

La Procura di Roma, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, ha formalizzato accuse pesanti nei confronti di Gianluca Molinaro.

L’imputato deve rispondere di omicidio aggravato dalla premeditazione, un’aggravante che la pubblica accusa intende dimostrare attraverso il materiale probatorio raccolto, inclusi gli inquietanti messaggi audio.

A ciò si aggiungono i reati di stalking, per la condotta persecutoria posta in essere nei confronti della ex compagna, e la detenzione abusiva di armi, con l’ulteriore contestazione di ricettazione in relazione al fucile a canne mozze utilizzato per compiere il femminicidio.

Molinaro si era costituito poco dopo l’omicidio, avvenuto in via degli Orseolo, non lontano dal luogo di lavoro della vittima, consegnando l’arma del delitto ai Carabinieri.

Testimonianze in aula: dalla scena del crimine alla confessione

L’udienza odierna ha visto anche la deposizione dei Carabinieri che sono intervenuti sulla scena del crimine, descrivendo il ritrovamento del corpo senza vita di Manuela Petrangeli accanto alla sua automobile e i tentativi disperati di rianimazione da parte dei colleghi.

Hanno inoltre testimoniato i militari presenti nella caserma dove Molinaro si è spontaneamente presentato, confessando l’omicidio e indicando l’auto con l’arma ancora all’interno.

Infine, hanno fornito il loro contributo gli investigatori che hanno analizzato i dispositivi elettronici sequestrati, portando alla luce gli audio e i messaggi incriminanti.

Un dettaglio significativo emerso dalla testimonianza di un militare è la telefonata intercettata con la madre di Molinaro, durante la quale l’uomo avrebbe pronunciato la frase: “Sono in caserma, quello che ho detto ho fatto”.

Reazioni dei legali: “Emerge un profondo risentimento e la premeditazione”

Al termine dell’udienza, i legali della famiglia e del figlio minore di Manuela Petrangeli, hanno rilasciato un commento congiunto, sottolineando come “sia emerso il profondo risentimento di Molinaro, un uomo che non la voleva libera, che l’ha stalkerizzata e che ha premeditato il delitto”.

Le prove presentate in aula, in particolare gli audio carichi di minacce, sembrano rafforzare la tesi della premeditazione, un elemento chiave per la definizione della pena.