Ostia commissariata al posto di Roma: e ora chi risarcirà i danni morali ed economici?

L’ammissione dell’ex prefetto Franco Gabrielli di aver sacrificato Ostia con il commissariamento prefettizio riabilita la città ma non risarcisce i gravi danni subiti dalla comunità locale

E ora chi risarcirà Ostia e la sua gente per il gravissimo danno arrecato dalla generalizzazione di città mafiosa tanto da meritarsi di essere commissariata amministrativamente, contro la legge e contro la logica? L’ammissione dell’allora prefetto di Roma, Franco Gabrielli, di aver deciso così solo per “salvare” la Capitale dall’onta del commissariamento per fatti di mafia, scandali coltivati all’ombra del Palazzo Senatorio, rende giustizia a quanti hanno sempre sostenuto che la gente di Ostia subisce sì presenze criminali ma non tali da condizionare la vita amministrativa e sociale della cittadina.

L’ammissione dell’ex prefetto Franco Gabrielli di aver sacrificato Ostia con il commissariamento prefettizio riabilita la città ma non risarcisce i gravi danni subiti dalla comunità locale

Quella confessione a distanza di dieci anni dai fatti, però, non risarcisce del danno gravissimo che imprenditori, commercianti, proprietari di immobili e semplici dipendenti hanno subito da quel provvedimento.

Il commissariamento prefettizio del X Municipio, lo ricordiamo, fu oggetto di documentari, film inchieste giornalistiche, talk show, esibizioni dei professionisti dell’antimafia che saturarono del nome nefasto di Ostia giornali, schermi, librerie e dibattiti non solo in Italia. Quanti, andando in vacanza, si sono sentiti a disagio per lo sguardo degli interlocutori al pronunciare le proprie origini ostiensi? A chi scrive, è capitato di subire il giudizio di essere parte di una città pericolosa persino da chi vive a San Paolo del Brasile, uno dei luoghi con più delitti delle Americhe.

Per carità, nessuno vuole negare l’esistenza di criminalità e illegalità anche diffuse sul territorio di Ostia e dintorni ma, dobbiamo dirla tutta, da sempre le forze dell’ordine hanno sottolineato che il numero di crimini consumati in questa parte di Roma sono uguale e in qualche caso inferiori alla gran parte delle periferie italiane. Non dimentichiamo, poi, lo Stato ha gran parte delle responsabilità nell’origine di questi mali: come commentare altrimenti gli annosi vuoti d’organico nelle forze di Polizia o la chiusura di Tribunale e Giudice di Pace voluti proprio dagli organismi pubblici? Dagli stessi apparati che hanno tradito Ostia per salvare Roma e quel 2% di Pil nazionale che sarebbe stato aggredito in caso di commissariamento della Capitale.

Super-investigatori ignari

Possibile mai, ci si chiese all’epoca del commissariamento, che investigatori illustri dello Stato nei loro incarichi assunti a Ostia non si fossero mai accorti della mafiosità della città? Vale la pena di ricordare che nella cittadina balneare hanno avuto ruoli di comando personalità come l’allora colonnello Mario Parente, che dalla guida del Gruppo Carabinieri è asceso fino alla direzione dei Servizi segreti Aisi, o l’allora colonnello Alessandro Barbera, che da colonnello del Gruppo Roma II della Guardia di Finanza ha raggiunto la guida del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma, oppure dell’allora primo dirigente del commissariato di Polizia Niccolò D’Angelo, divenuto Questore di Roma. Troppe figure competenti e capaci non avrebbero visto!

Persino un prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, precedente proprio di Franco Gabrielli, di fronte alle domande dei giornalisti ha sempre negato che gli episodi criminali di Ostia non erano ascrivibili a mafia.

Il parere di Maurizio Contigiani

Come ribadisce Maurizio Contigiani, opinionista de Il Fatto Quotidiano e TPI, “da Roma nel tempo avevamo già ereditato fin troppi escrementi di natura politico amministrativa, ad iniziare dal fenomeno ‘Nuova Ostia’, la punta dell’iceberg del nostro degrado, della infame commistione tra Comune di Roma e Palazzinari. L’autentica rovina di Ostia, sotto il profilo d’immagine, insieme con il film Amore Tossico o di Gomorra, e della qualità della vita, attraverso quei famosi delinquenti che, seppur in percentuale marginale rispetto alla maggioranza degli abitanti di Piazza Gasparri, hanno irreversibilmente inquinato il nostro mare. Piccole e medie canaglie che, adesso capisco, erano state etichettate come mafie solo per nascondere quelle vere, quelle moderne, all’interno delle quali stazionano parecchi colletti bianchi dell’amministrazione capitolina ed oltre”.

Le leggi Cartabia e Nordio – è il parere dissacrante di Contigiani – viaggiano di concerto nella strenua difesa del colletto bianco, perchè il colletto bianco è lo strumento che autorizza il movimento dei soldi, la maggior parte di quei soldi che in Italia mai girerebbero senza la corruzione e il malaffare. Mi dispiace per la mia città, quest’ultima umiliazione non ci voleva. Mi dispiace per il mio mare che mi ha visto crescere. Sono vissuto sempre con il suo odore: l’odore della salsedine, del libeccio, della tempesta, l’odore della tramontana, della pineta e del mare d’inverno mi hanno accompagnato per settant’anni di vita e adesso avrei desiderato che nessun altro se ne uscisse girandomi ancora il coltello nella piaga”.