Il solito paradosso normativo all’italiana. Il giro di vite impresso dall’entrata in vigore del nuovo Codice della strada il 19 dicembre scorso si è trasformato nella capitale in un vero e proprio incubo. Le 16mila patenti ritirate da tutte le forze dell’ordine sul territorio per violazioni che, in precedenza prevedevano sanzioni pecuniarie e al massimo la decurtazione di alcuni punti, giacciono presso la Prefettura di Roma e i loro titolari dovranno attendere mesi per riaverle.
La Prefettura non è attrezzata, mesi per riavere patenti che dovrebbero essere restituite al massimo dopo 20 giorni
La falce delle nuove disposizioni si è abbattuta anche su chi usa il cellulare alla guida. Comportamento che ora viene punito con la sospensione della patente e 250 euro di multa. Un inasprimento condivisibile che punta a reprimere condotte responsabili di moltissimi incidenti, se non fosse che il titolo di abilitazione alla guida, almeno nella capitale, viene trattenuto per il momento a tempo indeterminato.
Presso la Prefettura di Roma dove convergono tutte le patenti ritirate le pratiche aperte sono, appunto, svariate migliaia e l’ufficio cui rivolgersi per il disbrigo è aperto solo il giovedì ed è in grado di smaltire appena 40 appuntamenti al giorno.
“Una situazione che ha dell’incredibile ma sta procurando tantissimi problemi soprattutto a chi ha necessità di raggiungere il proprio posto di lavoro molto presto la mattina, per esempio, e non ha l’alternativa dei mezzi pubblici, oppure a chi la patente la usa per professione”.
“Una mia cliente di Ostia che inizia il turno alle 5.00 di mattina non ha altre chance e ci sono tassisti che attendono di rientrare in possesso della licenza di guida da quasi 2 mesi. Ma all’orizzonte non si vede l’alba perché vigili urbani, polizia, carabinieri e via dicendo continuano ad applicare le sanzioni come previsto dalla legge”, dice l’avvocato Sergio Antonazzo.
La storia della sua assistita è emblematica ed è avvenuta nei mesi scorsi sulla via del Mare, dove un motociclista della municipale ha visto illuminarsi il suo cellulare mentre la sorpassava.
La donna, costretta ad accostare, ha tentato di spiegare che ha l’abitudine di guidare con il telefonino posato sulle gambe e che, pertanto, non lo stava utilizzando. Multa e sospensione sono scattati senza sentire ragioni, tranne la possibilità di far annotare sul verbale che la destinataria della multa ne contestava la legittimità.
La ratio della sanzione è che si intende punire chi, per motivi di sicurezza, non tiene entrambe e mani sul volante mentre guida e deve, pertanto, fermarsi a bordo strada se ha necessità di utilizzare il cellulare.
Ne consegue che chi sta guardando un film sullo schermo di un telefonino sistemato nell’apposito sostegno è in regola, mentre chi intende impostare il navigatore è passibile di ritiro della patente. “E’ ciò che è accaduto a una ragazza cui hanno inflitto la sospensione perché alle due di notte si era persa in una zona isolata della città e, per evitare i rischio di essere aggredita, stava cercando la via di casa con il telefonino”.
Nella montagna di patenti stipate sugli scaffali della Prefettura c’è di tutto. Perché con le nuove norme il ritiro riguarda moltissime fattispecie prima punite solo a livello pecuniario e di decurtazione dei punti. Ora dal mancato uso delle cinture di sicurezza a quello di caschi non conformi alla normativa, passando per la guida contromano e varie altre infrazioni, tutto si paga in modo molto più salato.
Se le cose andassero secondo quanto stabilito dal nuovo Codice, la legge numero 177 del 2024, nulla da obbiettare. Ma il dramma sorge nel momento in cui per riavere la patente sospesa bisogna attendere mesi, invece dei 20 giorni previsti: vale a dire i 5 per l’invio del titolo di guida sequestrato agli uffici della Prefettura e massimo altri 15 di sanzione vera e propria.
In tilt anche il servizio di posta elettronica cui chiedere permessi speciali di abilitazione alla guida
Il paradosso raggiunge vette kafkiane quando ci si accorge che anche l’unica ciambella di salvataggio messa a disposizione degli utenti della strada è pura fantasia.
“La normativa -spiega il legale- prevede la possibilità, per chi attende la restituzione della patente una volta decorso il periodo della sanzione applicata, di richiedere permessi per recarsi sul posto di lavoro. Questo lo si può fare inviando una Pec all’indirizzo patenti.prefrm@pec.interno.it. Con la mia assistita abbiamo seguito anche questo iter allegando la documentazione richiesta ma anche da lì non è giunta risposta dato che le domande sono troppe rispetto al personale che dovrebbe evaderle”.
“Come al solito è stata approvata una norma senza che fosse predisposta una struttura adeguata a gestirne gli effetti -rimarca l’avvocato Randazzo- o con più impiegati, oppure imputando a ogni singolo ente delle forze dell’ordine la gestione delle sanzioni irrogate”.
“La cosa drammatica è che non si sa come risolvere questa situazione. Intendo quindi fare qualcosa di forte per smuovere le acque e presenterò una querela per omissione di atti di ufficio contro la Prefettura che trattiene senza diritto queste migliaia di patenti”.
Chi è destinatario di un provvedimento di sospensione, tra l’altro, non può neppure ricorrere all’escamotage di rimettersi al volante una volta decorsi i fatidici 20 giorni, perché se si viene nuovamente sorpresi alla guida scatta la revoca della patente sospesa e a quel punto bisogna sostenere un nuovo esame orale, poiché la prova pratica si dà per scontata, per riaverla.




















