(Adnkronos) – “Per il governo di Andy Burnham, quella che si è venuta a creare potrebbe essere la situazione migliore per il Paese mai registrata nel corso degli ultimi anni: da una parte l’Unione europea che ha accolto positivamente l’annuncio di un eventuale rientro post Brexit, dall’altra il Congresso americano ora in mano ai Democratici più affini alle politiche dei laburisti. Sul fronte atlantico e su quello interno europeo, il Regno Unito potrebbe finalmente avere degli ‘alleati’ con i quali gestire le più delicate questioni internazionali”. Ad affermarlo all’Adnkronos è Stanley Johnson, padre dell’ex primo ministro britannico Boris Johnson e politico di lunga carriera, commentando l’attuale momento storico con particolare riferimento alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
L’ex funzionario internazionale, che vanta un curriculum di prim’ordine avendo lavorato per la Banca Mondiale e per la Commissione Europea, oltre a essere stato membro del Parlamento Europeo negli anni Ottanta per il Partito Conservatore, si esprime sulle ripercussioni che il nuovo corso di Washington avrà a livello globale. “L’atteggiamento di Trump è stato davvero problematico su diversi fronti, non da meno su questioni che hanno interessato una mia diretta sfera di competenza, ossia cambiamenti climatici e riscaldamento globale”, sottolinea Johnson, ricordando come durante il suo primo mandato, Trump aveva fatto richiesta di ritirare gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, recesso diventato ufficialmente effettivo nel 2020 ma successivamente annullato nel febbraio del 2021 quando Joe Biden si era insediato come nuovo presidente.
Secondo lo scrittore e personaggio televisivo “il fatto che uno dei principali attori mondiali possa ora riallinearsi agli sforzi globali rappresenta l’aspetto più rilevante dei recenti eventi politici americani. Non parlo solo di ambiti climatici, ma anche di condivisione delle maggiori priorità internazionali che non interessano solo la sfera americana, ma anche quei fronti e territori che hanno indubbiamente subito di più a causa di un mancato, o addirittura confuso, supporto da parte dell’attuale amministrazione di Donald Trump”.
Tornando sul fronte britannico, Stanley Johnson si auspica che il governo di Burnham ora non si focalizzi troppo sulla vittoria dei Democratici cercando di capire quali potrebbero essere i nuovi equilibri che si verranno a creare tra Capitol Hill e Casa Bianca, e come sfruttarli a proprio favore, ma che continui ad occuparsi di aspetti più interni, soprattutto attraverso le relazioni con i territori confinanti.
“La priorità assoluta per Downing Street – sottolinea – non deve esaurirsi nello stabilire una nuova relazione con il Congresso, il Senato e il Presidente degli Stati Uniti, ma deve puntare concretamente a reintegrare la Gran Bretagna nel tessuto dell’Unione Europea. C’è soprattutto una urgente necessità che Londra si riunisca all’Agenzia Europea dell’Ambiente. Nella fase di post Brexit potevamo restare e non lo abbiamo fatto dato che nell’attuale processo di ridefinizione dei legami con l’Europa, questo sarebbe un passo facile e fondamentale da compiere. Attualmente, la mappa dei membri dell’agenzia mostra un evidente e paradossale vuoto proprio in corrispondenza del Regno Unito, mentre il resto del continente partecipa in modo attivo. Questo potrebbe essere un primo importante segnale da inviare oltre l’Atlantico, mostrando come quella disunione tra i paesi europei tanto auspicata da Trump, si sta invece concretizzando in una maggiore compattezza che sicuramente verrà apprezzata dal nuovo corso democratico”. (di Alessandro Allocca)
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