Da oggi, 6 ottobre, il prezzo del gasolio torna a salire. Scade infatti l’ultima tranche dello sconto sulle accise e, in assenza del decreto ministeriale necessario per attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili, il beneficio fiscale viene meno. Sconti tra l’altro già introvabili.
Carburanti: finisce la riduzione delle accise e il governo non attiva, per ora, il meccanismo delle accise mobili. Resta il tetto di Eni, ritoccato al rialzo
Lo sconto sul diesel, inizialmente pari a 17 centesimi al litro, era stato progressivamente ridotto: 12,2 centesimi dal 18 al 25 settembre e quindi 6,1 centesimi fino al 5 ottobre. Con la scadenza dell’agevolazione, il prezzo di riferimento del gasolio torna così intorno a 2,25 euro al litro, dai 2,19 euro del tetto introdotto nelle scorse settimane.
Il governo non ha, almeno per ora, utilizzato l’extragettito Iva prodotto dall’aumento dei prezzi dei carburanti per finanziare un nuovo taglio delle accise. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva indicato proprio nelle accise mobili il meccanismo attraverso cui destinare quelle maggiori entrate alla riduzione temporanea delle imposte. Il provvedimento, tuttavia, non è arrivato.
La questione resta comunque aperta. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, interpellato dai cronisti, ha spiegato che sul tema «si sta ragionando» e che «non c’è una decisione». Per ora, dunque, gli automobilisti devono fare i conti con la fine dello sconto.
Il tetto di Eni sale da 2,19 a 2,25 euro
Resta in vigore il price cap introdotto da Eni il 28 settembre, al quale hanno successivamente aderito anche Q8 e Ip. Il meccanismo, secondo quanto comunicato dal ministero delle Imprese, coinvolge oltre 10 mila distributori, più della metà dei punti vendita.
Il tetto, però, era stato costruito tenendo conto dello sconto fiscale sulle accise. Con il suo venir meno, il limite è stato conseguentemente aggiornato: per il gasolio passa da 2,19 a 2,25 euro al litro.
Il governo ha inoltre introdotto la sospensione per un anno del bollo auto per le vetture fino a 80 kW e per i motocicli. La misura è stata presentata da Meloni come un intervento strutturale contro il caro carburanti, ma per il momento la copertura riguarda il solo prossimo anno.
La partita dei conti pubblici
La scelta di non destinare, almeno per ora, l’extragettito Iva a un nuovo sconto sui carburanti si inserisce nel quadro della finanza pubblica. Le maggiori entrate derivanti dall’aumento dei prezzi alla pompa possono infatti contribuire al miglioramento dei saldi di bilancio.

L’obiettivo indicato nei documenti di finanza pubblica per il 2026 è un deficit pari al 2,9% del Pil, soglia che consentirebbe all’Italia di uscire dalla procedura per deficit eccessivo, al netto della flessibilità prevista per energia e difesa.
La decisione sulle accise mobili diventa quindi anche una questione di equilibrio tra sostegno ai consumatori e necessità di mantenere sotto controllo i conti dello Stato.
Le opposizioni: «Il governo intervenga»
La scelta del governo ha provocato la reazione delle opposizioni. Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha criticato la fine del tetto temporaneo sul gasolio ricollegando tra l’altro la scelta del governo sulle risorse destinate ai carburanti alle maggiori spese previste per difesa e armi.
“Avete sentito? Ci hanno fatto una testa così, a reti unificate, che dovevamo ringraziare compagnie petrolifere e pure il governo per questo tetto ai prezzi del carburante, rimasto comunque alle stelle. E adesso? Il tetto temporaneo al gasolio è durato quanto un gatto in tangenziale, e il governo Meloni, che pure aveva promesso di tagliare le accise, non è intervenuto a mezzanotte neppure per quello sconticino di sei centesimi sul diesel, che adesso sta aumentando sempre più“, le parole di Conte.
Anche il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia ha rilanciato la richiesta di utilizzare il meccanismo delle accise mobili, sostenendo che il ritorno delle imposte avrebbe reso inevitabile l’aumento del tetto sul diesel.
Critiche sono arrivate anche da Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra, secondo il quale la mancata proroga dello sconto fiscale determina un ulteriore aumento del costo dei carburanti.
Intanto dalla Calabria sta montando la protesta degli agricoltori pronti da giorni a bloccare le strade per denunciare il caro gasolio e il caro vita. Una protesta che si sta allargando alla Sicilia e alla Campania ed è diretta a Roma.

















