Droga via chat e Bitcoin: scoperto a Roma il canale di spaccio Telegram “Gorilla Gang” con quasi 5mila iscritti

Dal dark web agli acquisti in Bitcoin, tutto sulla rete di spaccio Telegram con consegne a domicilio a Roma. La base logistica ai Castelli Romani

Un’organizzazione tecnologica e insidiosa usava la messaggistica social per gestire un vasto traffico di droga nella periferia est di Roma. Tra pagamenti in Bitcoin, spedizioni internazionali e consegne a domicilio, la chat Telegram “Gorilla Gang” contava quasi 5mila iscritti prima dell’intervento delle forze dell’ordine, che ha portato a quattro misure cautelari.

Dal dark web agli acquisti in Bitcoin, tutto sulla rete di spaccio Telegram con consegne a domicilio a Roma. La base logistica ai Castelli Romani

Nella periferia est della Capitale, precisamente tra i quartieri di Borghesiana e Finocchio, la compravendita di sostanze stupefacenti si sarebbe trasferita in gran parte sul web.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’intera rete poggiava su un gruppo Telegram denominato “Gorilla Gang”: una vetrina virtuale che aveva raggiunto la quota di oltre 4500 iscritti. All’interno di questa comunità digitale i clienti potevano ordinare diversi tipi di droga direttamente dal proprio smartphone.

Per ostacolare i tracciamenti finanziari, le transazioni non avvenivano in contanti ma attraverso l’uso di criptovalute, nello specifico mediante pagamenti in Bitcoin. Una volta saldato il conto, la struttura provvedeva a recapitare lo stupefacente a domicilio in diversi punti della città.

I canali di rifornimento esteri e la base nei Castelli Romani

La portata dell’attività illecita contestata è sostenuta da un presunto flusso costante di forniture internazionali. Le sostanze stupefacenti non venivano reperite in ambito locale, ma giungevano a Roma attraverso spedizioni provenienti dagli Stati Uniti e dalla Spagna.

Secondo l’ipotesi d’accusa, per evitare di attirare i sospetti e non utilizzare indirizzi privati, i carichi venivano indirizzati presso vari punti di ritiro e fermo deposito Indabox dislocati sul territorio, dove venivano poi recuperati per essere trasferiti nella base logistica individuata tra i comuni di Monte Compatri e Monte Porzio Catone. Nel corso delle indagini complessive sono stati intercettati e posti sotto sequestro circa cinquantatre chilogrammi di marijuana e oltre sette chilogrammi e mezzo di hashish.

Le contestazioni di autoriciclaggio e l’acquisto dell’immobile

I presunti profitti generati dal canale Telegram e dalle vendite di stupefacenti, sarebbero stati reinvestiti per ripulire il denaro di provenienza illecita. Gli elementi indiziari raccolti dalla Procura prefigurano un episodio di autoriciclaggio: i guadagni accumulati con lo spaccio sarebbero stati utilizzati per acquistare, tramite il versamento di ingenti somme di denaro contante, un immobile ad uso abitativo situato nel comune di San Cesareo. Questo tassello, secondo gli investigatori, che dimostrerebbe la volontà di consolidare i proventi dell’attività illecita in beni immobiliari sul territorio laziale.

Le indagini della Sezione Criptovalute e l’esecuzione delle misure

A risalire al sistema della “Gorilla Gang” è stata un’articolata attività investigativa condotta dai Carabinieri della Compagnia di Frascati, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma all’interno del dipartimento specializzato sulla criminalità diffusa e grave. Le indagini, sviluppate tra dicembre 2022 e novembre 2023, si sono avvalse del contributo della Sezione Criptovalute del Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria per tracciare i flussi finanziari virtuali.

All’esito degli accertamenti sono scattate le misure cautelari nei confronti di quattro persone indagate a vario titolo per spaccio, detenzione ai fini di spaccio e autoriciclaggio: tre di loro sono state poste agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, mentre per la quarta è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Si precisa che il procedimento versa nella fase delle indagini preliminari e che, per tutti gli indagati, vige la presunzione di innocenza fino all’eventuale accertamento definitivo di colpevolezza con sentenza passata in giudicato.