Un disastro. Tra piante secche, mancate irrigazioni e sfalci invasivi la mortalità delle piante messe a dimora per riforestare un’ampia pineta di Ostia ha raggiunto il 100%. Una situazione inaccettabile che ha indotto il capogruppo di Fratelli d’Italia nel X Municipio, Giuseppe Conforzi, a presentare un esposto alla Corte dei Conti e alla Guardia di Finanza.
Disastro riforestazione della pineta di Ostia e l’opposizione chiede alla Corte dei Conti di accertare lo sperpero di risorse pubbliche
Il progetto di piantumazione ambientale della pineta delle Acque Rosse, che doveva restituire ossigeno al territorio del litorale romano, si sta trasformando nell’ennesimo incubo di cattiva gestione e spreco di denaro pubblico poiché realizzato grazie all’impiego di risorse di bilancio e di fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).
Per questo motivo l’esponente di Fratelli d’Italia ha deciso di rivolgersi agli organi competenti affinché accertino l’entità del danno all’erario pubblico e ne individuino i responsabili.
I numeri del disastro
Le evidenze balzano agli occhi dai documenti amministrativi acquisiti nell’esercizio delle funzioni istituzionali e relativi alla Città metropolitana di Roma Capitale in qualità di Direttore dei lavori appaltati a una ditta esterna.
Già nel 2025, un campionamento effettuato su 30 aree di saggio e 2.227 piante esaminate mostrava un quadro allarmante: 1.146 esemplari erano vivi, mentre 1.131 risultavano già morti, con una percentuale di mortalità vicina al 50%. In quell’occasione, la Direzione Lavori aveva quantificato in ben 9.009 le piante da sostituire.
Tuttavia, anziché migliorare, la situazione è precipitata. L’ultimo sopralluogo effettuato il 22 settembre scorso ha certificato un ulteriore e definitivo aggravamento del piano: la percentuale di piante irrimediabilmente perdute ha, infatti, raggiunto il 70-75% nel lotto grande, toccando addirittura il 100% di morìa nel lotto più piccolo. Del verde piantato non resta praticamente più nulla.
Irrigazioni saltate, piante non conformi e sfalci killer
Ma cosa è andato storto? L’esposto evidenzia una lunga catena di anomalie e presunte inadempienze contrattuali. Innanzitutto sul fronte delle irrigazioni: la frequenza delle quali, indicata dall’ente pubblico, era molto più ravvicinata rispetto a quella eseguita dall’azienda aggiudicataria.
A ciò si aggiungono i controlli d’inizio anno, quando la Direzione Lavori aveva già contestato l’impiego di esemplari di piante non conformi ai capitolati. Il colpo di grazia sarebbe arrivato il 3 agosto scorso, durante le operazioni di trinciatura della vegetazione infestante: le macchine utilizzate allo scopo avrebbero fatto scempio di un numero rilevante di giovani piantine e dei relativi involucri di protezione. Danni ingenti di cui, tuttavia, non sarebbe stata data alcuna evidenza ai fini dell’applicazione di penali o trattenute sul monte gara.
Con quei fondi si poteva costruire una scuola
Il capitolato d’appalto parla chiaro: la sostituzione delle piante morte o gravemente sofferenti doveva essere posta interamente a carico dell’impresa esecutrice. Il timore fondato è che la mancanza di verifiche tempestive trasformi il fallimento in un nuovo debito a carico della collettività.
“Ci troviamo di fronte a un’operazione che potrebbe lievitare a un milione di euro perché ai 500mila andati in fumo così potrebbero esserne stanziati altrettanti per porre rimedio alle lacune del soggetto attuatore. Una desolazione assoluta perché nessuno ha controllato e qualcuno stavolta dovrà pagare per ciò che è stato fatto”, attacca Conforzi.
“Avrebbero dovuto intervenire in fase di esecuzione per evitare che il piano facesse questa fine. Con quelle cifre ci si poteva realizzare una scuola. Non può finire così: la magistratura contabile e la guardia di Finanza devono quantificare il danno erariale e stabilire su chi grava la responsabilità di risarcire il danno arrecato alla cittadinanza”.


















