Un intervento dei Carabinieri nel centro di Ciampino ha portato all’arresto di tre autotrasportatori stranieri con l’accusa di tentata estorsione ai danni di un cliente. La vicenda, nata da contrasti sui costi del trasloco, si è spostata in aula, dove il giudice ha poi disposto la loro immediata liberazione.
L’intervento per presunte minacce finisce davanti al giudice: esclusa l’estorsione, il cliente deve pagare avendo usufruito del trasloco. Il legale “i miei assistiti ingiustamente accusati”
Ad intervenire nel comune di Ciampino, secondo una ricostruzione iniziale, i Carabinieri della Compagnia di Castel Gandolfo che a seguito di una chiamata d’emergenza giunta al Numero Unico 112, si erano trovati di fronte a una lite in corso tra tre trasportatori stranieri e un cliente, loro connazionale, trasferitosi da pochi giorni in Italia.
Sempre secondo la ricostruzione offerta dagli accertamenti svolti dall’Arma, i tre uomini avevano raggiunto il territorio italiano alla guida di tre camion per eseguire le operazioni di trasporto e consegna dei beni commissionate dal cliente. In seguito ad approfondimenti investigativi dei Carabinieri poi, sono stati accusati si aver preteso dal cliente una somma di denaro più che raddoppiata rispetto a quella stabilita nell’accordo originario.
Nella nota delle forze dell’ordine, a giustificazione dell’aumento, i tre avrebbero addotto spese di mora e di sdoganamento sostenute durante il tragitto alla frontiera italiana senza fornire un immediato riscontro, facendone scattare il fermo e il sequestro dei mezzi in attesa delle decisioni dell’Autorità Giudiziaria.
LA CONVALIDA AL TRIBUNALE DI VELLETRI E LA LIBERAZIONE
Dopo il fermo e la conduzione in caserma, i tre cittadini stranieri sono stati accompagnati presso le aule del Tribunale di Velletri per l’udienza di convalida.
Nel corso dell’udienza davanti al tribunale di Velletri, tuttavia, la misura precautelare non è stata seguita da alcuna misura cautelare personale nei confronti dei tre giovani, i quali sono stati rimessi in libertà.
Gli accusati tramite il loro avvocato, hanno voluto fornire in queste ore la loro versione, precisando che la controversia nasce unicamente da una disputa di natura civile e commerciale sul prezzo pattuito e sui volumi di carico trasportati, negando fermamente qualsiasi condotta di reato o rifiuto di scaricare la merce contenuta nei furgoni: “Nessuna estorsione né minaccia per ottenere il denaro dal cliente”.
La ricostruzione del legale degli accusati
Secondo la versione fornita dal legale degli assistiti “ingiustamente accusati di minacce, tentata estorsione, rifiuto di scaricare i beni e richiesta improvvisa di una somma superiore al doppio di quella concordata”, tutto era partito da un accordo commerciale pattuito prima della partenza dal paese di origine del cliente connazionale dei trasportatori.
Originariamente il prezzo concordato ammontava a 6.600 euro per due furgoni, ma poiché la merce reale superava la quantità prevista “si è pertanto reso necessario un terzo furgone da trasloco”.
L’impiego del terzo mezzo e i relativi costi extra erano stati così “discussi con il cliente prima della partenza dai paese di origine” e lo stesso “aveva prestato il proprio consenso”, rifiutandosi però, di saldarli all’arrivo.
Riguardo alla consegna poi, la difesa ha tenuto a puntualizzare che i tre lavoratori erano stati dirottati a un secondo indirizzo, dove avevano atteso mezz’ora e “quando infine il cliente si è presentato, è arrivato direttamente insieme ai Carabinieri”, impedendo così qualsiasi contatto isolato o rifiuto di scaricare la merce, a conferma del fatto che anche“l’affermazione secondo cui i nostri assistiti avrebbero minacciato il cliente è falsa”.
Inoltre, per quanto riguarda le spese contestate in dogana o lungo il tragitto poi, il legale smentisce la mancanza di documentazione affermando che «in Austria è stata effettivamente inflitta una sanzione a causa del peso del carico» e che «esiste dunque una prova documentale della sanzione inflitta», attestata da un verbale già in possesso delle autorità italiane e visionato dallo stesso giudice.
La decisone del Giudice e il saldo degli importi dovuti
A conclusione della nota difensiva, l’avvocato ha infine precisato che gli accusati «non si trovano più in stato di arresto» poiché il tribunale non ha applicato alcuna misura cautelare personale a loro carico dopo l’udienza.
Durante l’udienza inoltre, «il giudice ha dichiarato oralmente che il cliente deve pagare almeno l’importo originariamente concordato di € 6.600» e ha evidenziato come il committente avesse già usufruito del servizio di trasporto, interrompendone l’esecuzione con l’intervento delle forze dell’ordine. Il magistrato ha infine stabilito che «i beni saranno svincolati soltanto dopo che il cliente avrà pagato l’importo dovuto».


















