Il tatuaggio del lupo lo tradisce: incastrato il rapinatore seriale del Cinéma Cafè sulla Appia

Tre colpi in una settimana nello stesso bar di Velletri: il tatuaggio sul braccio e le telecamere incastrano il rapinatore seriale

Rapinatori in azione danno reagiscono durante l'arresto: cosa è successo
Foto di archivio

Il tatuaggio del lupo sull’avambraccio è stato il dettaglio fatale. Incrociato fotogramma dopo fotogramma con le immagini delle telecamere di sicurezza, ha permesso ai carabinieri di dare un volto e un nome al rapinatore che per un’intera settimana ha terrorizzato Velletri.

Tre colpi in una settimana nello stesso bar di Velletri: il tatuaggio sul braccio e le telecamere incastrano il rapinatore seriale

A finire in carcere con una misura cautelare disposta dal Gip su richiesta della Procura è Massimo D. M., 45 anni, residente a Velletri e già noto alle forze dell’ordine. È accusato di essere l’autore di tre rapine a mano armata messe a segno in pochi giorni contro lo stesso obiettivo: il Cinéma Cafè, frequentato locale lungo la via Appia.

La sequenza dei colpi si è consumata tra il 19 e il 26 agosto, trasformandosi in un incubo  per titolari e dipendenti. Il copione si ripeteva identico a ogni blitz: il malvivente entrava con il volto parzialmente nascosto da una felpa scura con cappuccio, impugnava un coltello a serramanico e puntava dritto alla cassa, minacciando chiunque si trovasse dietro il bancone.

La prima rapina

La prima rapina risale al 19 agosto, quando nel mirino è finita una cassiera, costretta a consegnare i primi contanti. Appena tre giorni dopo, il 22 agosto, l’uomo è tornato alla carica trovandosi di fronte lo stesso titolare. Infine, il terzo e ultimo assalto è scattato il 26 agosto.

In totale, il bottino accumulato nei tre colpi ammontava a circa duemila euro: ottocento euro il primo colpo, mille il secondo e poco meno di duecento l’ultimo.

Ad avviare le indagini lampo sono stati i militari della Sezione Operativa della Compagnia di Velletri, che hanno setacciato ogni singolo secondo dei filmati della videosorveglianza.

Il tatuaggio che lo ha incastrato

Oltre alla corporatura e alle movenze del rapinatore, l’attenzione degli investigatori si è concentrata su quel particolare inequivocabile: il tatuaggio sul braccio. Un indizio chiave che, unito all’analisi dei capi d’abbigliamento indossati durante i crimini — la felpa scura e i pantaloni corti immortalati dalle telecamere —, ha chiuso il cerchio attorno al quarantacinquenne.

Durante la perquisizione eseguita nell’abitazione dell’indagato, i carabinieri hanno trovato e sequestrato gli stessi abiti utilizzati per i colpi e un coltello a serramanico compatibile con l’arma brandita per rapinare e terrorizzare le vittime. Raccolti gli elementi indiziari, per l’uomo si sono aperte le porte del carcere di Velletri, dove ora si trova a disposizione dell’autorità giudiziaria.