Carlo Arnulfo, i funerali dell’avvocato morto in ultraleggero: «Un signore del Foro, il migliore»

Commozione per l'ultimo saluto all'avvocato Carlo Arnulfo. Il ricordo del figlio Manfredi: «Un privilegio averti avuto come padre». L'abbraccio solenne dei colleghi del Foro di Roma

Carlo Arnulfo, i funerali dell’avvocato morto in ultraleggero: «Un signore del Foro, il migliore»

«Carlo Arnulfo era un signore, un signore avvocato. Il più bravo di tutti». Ma prima ancora era un maestro silenzioso e di gesti fuori dal comune. 

Commozione per l’ultimo saluto all’avvocato Carlo Arnulfo. Il ricordo del figlio Manfredi: «Un privilegio averti avuto come padre». L’abbraccio solenne dei colleghi del Foro di Roma

A tracciarne il ritratto più profondo, oggi, durante l’ultimo saluto nella chiesa di piazza Ungheria ai Parioli, è stato l’avvocato Andrea Manasse, suo ex allievo, con un aneddoto che rivela chi fosse davvero Carlo Arnulfo al di là delle aule di tribunale: «Ti sei lasciato osservare e piano piano hai cominciato a insegnarmi. L’ho accettato pur sapendo che come te non sarei stato mai. Poi ho aperto un mio studio, e un giorno mi hanno rubato tutto. Il giorno dopo tu mi hai riportato tutto: il pc, il materiale, tutto il necessario».

È in questo gesto — immediato, concreto, privo di ogni ostentazione — che si riassume l’essenza dell’avvocato romano di 64 anni scomparso lo scorso 16 agosto insieme alla collega Angela Buccico nel tragico incidente in ultraleggero sui monti del Cosentino.

Per i colleghi più intimi del Foro capitolino era semplicemente «Super Carlo»: non per vanità, ma per il riconoscimento spontaneo di una capacità rara, quella di affrontare le difese più complesse – anche di magistrati e colleghi – riducendole all’essenziale e risolvendo con un sorriso bonario anche le controversie più intricate.

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Carlo Arnulfo

Elegante nei modi, umile nell’anima, Arnulfo univa al rigore del grande penalista e civilista un’incontenibile passione per il volo e quella costante «sete di cielo» che lo spingeva a cercare tra le nuvole momenti di profonda serenità.

La commozione ai Parioli e il ricordo del figlio Manfredi

Una folla affranta si è stretta attorno alla famiglia per l’ultimo abbraccio. Per giorni le ricerche dell’ultraleggero avevano tenuto tutti con il fiato sospeso, alimentando la speranza che la straordinaria forza d’animo e il coraggio di Arnulfo potessero aver compiuto un miracolo. Tra i banchi della chiesa dei Parioli si sono incrociati i ricordi di magistrati, colleghi, esponenti della politica come l’ex ministro Renato Brunetta, e volti noti dello spettacolo e clienti affezionati tra cui Rita Rusic e Flavia Vento.

Il ricordo di Manfredi

Il momento più toccante il ricordo del figlio Manfredi, avvocato dallo scorso 25 luglio, proprio sulle orme del padre: «Caro papà, è stato un privilegio fantastico averti avuto come padre per 28 anni. Mi dicevi sempre che ero il tuo orgoglio. Oggi, papà, voglio dirti che sei tu il mio».

«Una vera e propria sete di cielo»

Durante l’omelia, il parroco ha rievocato la dimensione spirituale della sua passione per l’aviazione: «La sua era una passione per il cielo, una nostalgia che probabilmente appartiene a tutti noi. La sua era una vera e propria sete di cielo», sottolineando come l’amore per l’altitudine si intrecciasse alla costante disponibilità e all’altruismo verso il prossimo che ne hanno segnato l’intera esistenza.

L’omaggio delle Istituzioni e dell’Avvocatura

Unanime il cordoglio del mondo giudiziario. Arnulfo, che dal 2012 al 2016 era stato designato dal Consiglio Nazionale Forense come componente laico del Consiglio Giudiziario del Lazio, lascia un vuoto incolmabile nel Palazzo di Giustizia.

«È stato un avvocato che ha attraversato ogni ambito del diritto con grande esperienza», ha ricordato Alessandro Graziani, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma. «Un grande giurista e un eccelso difensore, ma soprattutto una persona perbene e un uomo delle istituzioni».

Parole condivise da Domenico Naccari della Camera Penale — «Un signore prima ancora che un avvocato, sempre con la battuta pronta» — e dai colleghi Alessandro Priori e Angelo Staniscia: «Sapeva fare tutto, era una guida superiore, grande ma profondamente umile. Sarà difficilissimo accettare la sua assenza».