Tram e sicurezza, obbligatorio dispositivo “uomo morto”: stop ai mezzi in caso di malore del conducente

L'autorità sulla sicurezza impone il sistema di blocco automatico: scopri come funziona la tecnologia salvavita e cosa cambia per i veicoli in servizio

Foto di archivio di un tram di Roma della precedente generazione. Canaledieci.it.

Il settore del trasporto pubblico su ferro affronta un momento di trasformazione profonda in materia di sicurezza e tutela dei passeggeri. Con una direttiva destinata a segnare una svolta decisiva, l’autorità di vigilanza sulle infrastrutture (ANSFISA) ha esteso ufficialmente l’obbligo di installazione del dispositivo di vigilanza attiva noto come “uomo morto” su ogni singolo tram attualmente operativo sul territorio nazionale. La misura è stata decisa per innalzare la protezione sui binari e azzerare i rischi legati alla perdita di controllo del mezzo, uniformando finalmente gli standard di sicurezza urbani a quelli già severissimi in vigore nel settore ferroviario e metropolitano

L’autorità sulla sicurezza impone il sistema di blocco automatico: scopri come funziona la tecnologia salvavita e cosa cambia per i veicoli in servizio

Per comprendere la portata del provvedimento occorre chiarire cosa si intende con questa definizione. Il sistema dell'”uomo morto” è un meccanismo di sicurezza automatizzato progettato per verificare costantemente lo stato di vigilanza e l’idoneità fisica del manovratore mentre il mezzo è in marcia. Il funzionamento si basa su una presenza attiva e costante: l’operatore deve interagire ad intervalli regolari premendo un pedale, un pulsante o mantenendo la pressione sulla leva di trazione.

Se il guidatore dovesse subire un improvviso malore, uno svenimento o una perdita di conoscenza, il sistema rileva immediatamente l’assenza di comandi, attiva un allarme sonoro e visivo e, se non riceve risposta entro pochissimi secondi, aziona direttamente la frenata d’emergenza portando il veicolo al completo arresto.

itLa decisione di rendere vincolante questa tecnologia nasce dalla necessità di evare il ripetersi di tragici eventi, come il drammatico incidente avvenuto a Milano che ha causato due vittime e oltre 50 feriti.

L’incidente di Milano e le città coinvolte: scadenze ed effetti della direttiva

La decisione dell’autorità nasce dall’esigenza di azzerare il rischio umano alla guida, una necessità drammaticamente confermata dai fatti di cronaca avvenuti il 27 febbraio 2026 a Milano. In quell’occasione, un mezzo della linea 9 è deragliato in viale Vittorio Veneto a causa di un improvviso malore del conducente, che ha perso la conoscenza prima di uno scambio. La corsa incontrollata ad alta velocità si è conclusa con uno impatto devastante contro un edificio, provocando 2 morti e 50 feriti tra passeggeri e pedoni. La mancanza di un blocco automatico immediato ha mostrato la drammatica vulnerabilità dei convogli sprovvisti di tecnologie di vigilanza attiva.

Per evitare che simili tragedie possano ripetersi, il provvedimento dell’ANSFISA ha effetto immediato con una scadenza operativa precisa: le aziende di trasporto dovranno presentare i progetti di adeguamento dei mezzi entro il prossimo 30 settembre. La misura riguarda capillarmente i principali capoluoghi e sistemi urbani del Paese, chiamando all’adeguamento le reti di Milano, Torino, Roma, Palermo, Venezia, Firenze, Bergamo, Cagliari, Napoli, Padova, Messina, Trieste e Sassari.

Le perizie tecniche condotte su incidenti di questo tipo hanno infatti dimostrato la pericolosità dei veicoli che continuano la loro corsa privi di controllo a causa di un improvviso problema di salute di chi è al volante. Attraverso la nota inviata a tutti i gestori delle reti cittadine, l’ente di vigilanza ha fissato una scadenza stringente: entro il 30 settembre le aziende dovranno presentare i piani di adeguamento per tutti i veicoli della flotta ancora sprovvisti di questo presidio salvavita.

La sfida tecnologica più complessa riguarda l’integrazione di questi moduli elettronici sui mezzi d’epoca ancora in servizio, come le storiche vetture “Carrelli” di Milano che hanno quasi un secolo di operatività. Installare un sistema di blocco automatico su convogli progettati all’inizio del Novecento richiederà un lavoro di ingegneria su misura per interfacciare la nuova tecnologia con i vecchi impianti frenanti e le architetture pneumatiche ed elettriche tradizionali. Nonostante l’impatto logistico e i necessari interventi nei depositi, la linea tracciata per la sicurezza dei trasporti non ammette deroghe: l’introduzione dell'”uomo morto” su ogni tram rappresenta la garanzia fondamentale per tutelare la vita di viaggiatori e pedoni.