Una ventina di delfini nuota tra le secche di Tor Paterno, davanti alle telecamere di una guida subacquea. Salti, immersioni, un gruppo che riemerge all’improvviso dalle acque del litorale romano: succede questa mattina, alle Secche di Tor Paterno.
Circa 40 tursiopi, tra cui alcuni giovani, ripresi al largo di Ostia: l’avvistamento dei delfini alle secche di Tor Paterno
Non è un incontro cercato. È un incrocio di traiettorie, quello tra l’obiettivo e un branco che si muove sul pelo dell’acqua senza curarsi di chi guarda. Le sagome emergono a intermittenza, si inseguono, spariscono sotto la superficie per qualche secondo e riappaiono più avanti. Un comportamento tipico della specie, ma che raramente si lascia filmare con questa chiarezza.
Chi c’era e cosa ha visto
A documentare l’episodio è Sabrina Macchioni, guida subacquea di Blue Marlin Diving Center Secche di Tor Paterno. Il conteggio parla di circa 40 tursiopi (Tursiops truncatus), con esemplari giovani ben visibili tra gli adulti — un dettaglio che suggerisce la presenza di un gruppo stabile, non di passaggio isolato. Lo scenario è quello dell’Area Marina Protetta di Tor Paterno, tratto di costa già noto per la biodiversità marina che ospita.
Una presenza che si consolida
Fino a qualche anno fa un evento del genere avrebbe fatto notizia da solo. Oggi resta raro, ma gli avvistamenti di tursiopi al largo del litorale romano si susseguono con una regolarità che appare in forte crescita. L’Area Marina Protetta, in questo senso, funziona: attira, protegge, e restituisce immagini come questa.
Cosa sono e dove si trovano le secche di Tor Paterno
Le secche di Tor Paterno si trovano tra Ostia e Torvaianica, davanti alla tenuta di Castelporziano. Niente costa, niente confini visibili: solo mare aperto, con qualcosa di diverso sotto la superficie. Sono l’unica area marina protetta italiana interamente sommersa. La base è una formazione rocciosa, modificata nel tempo dagli organismi che ci vivono sopra — specie animali e vegetali che scavano tane e costruiscono rifugi, cambiando pian piano la forma della roccia. Il risultato è una specie di isola sul fondale, circondata da sabbia e fango.



















