La terra sacra della Tiberina sfigurata dai rifiuti: discarica di macerie scoperta nell’area vincolata sul Tevere

Un muro d'acciaio era a protezione della discarica sotterranea di scarti edili: blitz della Polizia locale smaschera la devastazione nell'area con vincolo paesaggistico e archeologico

Un disastro ecologico di proporzioni spaventose si consumava nel silenzio, protetto da recinzioni metalliche e cancelli serrati lungo la via Tiberina. Una ferita aperta nel cuore verde di Roma, dove un patrimonio di inestimabile valore paesaggistico e archeologico è stato trasformato in una spaventosa pattumiera per scarti e materiali tossici.

Un muro d’acciaio era a protezione della discarica sotterranea di scarti edili: blitz della Polizia locale smaschera la devastazione nell’area con vincolo paesaggistico e archeologico

L’impatto visivo di ciò che si nascondeva dietro quel perimetro blindato lascia sgomenti. Un’area vastissima  di circa 7mila metri quadrati, era stata convertita in una vera e propria bomba ad orologeria per l’ambiente.

Nel quadrante nord della Capitale, un terreno protetto da severe norme di tutela storica e paesaggistica è stato sommerso da una montagna invisibile di scarti e detriti. Un disastro ecologico cresciuto nel tempo lontano dagli sguardi dei cittadini, capace di alterare e deturpare un paesaggio che avrebbe dovuto custodire la memoria e la natura della campagna romana.

La natura dell’area, era stata letteralmente violentata per fare spazio a tonnellate di scarti accumulati senza alcun criterio, in un oltraggio sistematico che stava minando la stabilità e la salubrità di un intero ecosistema stradale e fluviale.

Una montagna di plastica e macerie nell’area con vincolo archeologico

I numeri del disastro raccontano una realtà ancora più cupa di quanto l’occhio possa cogliere a prima vista. Gli elementi di degrado stipati sul terreno ammontano a una massa spaventosa, stimata tra i centocinquanta e i duecento metri cubi di materiali abbandonati.

Un’enorme distesa di detriti di ogni genere ha soffocato l’erba e il sottosuolo: macerie derivanti da abbattimenti di pareti, calcinacci, mattonelle infrante e residui di lavorazioni edili impilati gli uni sugli altri.

A rendere il quadro ancora più desolante è la presenza capillare di ingenti quantitativi di materiale plastico. Sacchi giganti, involucri per l’edilizia e lastre di polimeri sono stati lasciati marcire sotto il sole e le intemperie, insieme a voluminosi cumuli di legname ormai imputridito.

Questa massa indistinta di rifiuti speciali, prodotta dall’attività dell’uomo, ha sepolto la superficie trasformando un’oasi protetta in uno squallido piazzale di stoccaggio illegale.

Il velo squarciato sulle attività ombra

La cupa vicenda ha iniziato a perdere i suoi contorni di omertà grazie al costante monitoraggio del territorio operato dagli agenti del XV Gruppo Cassia della Polizia di Roma Capitale. A quel punto gli operanti si sono trovati di fronte a uno scenario di devastazione sistematica, quando sono riusciti a penetrare all’interno del recinto d’acciaio che nascondeva l’area. Quello che a un passante disattento poteva sembrare un semplice cantiere recintato si è rivelato in realtà un immenso deposito abusivo.

Senza far ricorso a toni felpati, l’evidenza dei fatti ha mostrato un piano preciso per risparmiare sui costi di smaltimento dei materiali da costruzione. L’intera area è stata immediatamente posta sotto sequestro per impedire che il volume dei rifiuti potesse crescere ulteriormente e devastare la falda e il terreno circostante.

L’ombra dell’edilizia e il conto da pagare

Le verifiche successive hanno scoperchiato la rete di responsabilità dietro questo disastro e condotto direttamente al settore delle costruzioni. Il terreno finito al centro dello scempio risulta infatti di proprietà di una società attiva proprio nel campo dell’edilizia, la stessa filiera da cui provengono le montagne di macerie e plastica ammassate a cielo aperto.

Il legale rappresentante della ditta, un uomo di  60 anni, è stato formalmente denunciato per gravissime violazioni della normativa ambientale. Resta ora l’amaro scenario di settemila metri quadrati di territorio feriti e contaminati da metri cubi di scarti, a testimonianza di come l’avidità umana possa arrivare a devastare anche gli angoli più preziosi del nostro patrimonio storico e naturale.

In questa fase delle indagini preliminari, la persona coinvolta gode della presunzione di innocenza fino a un eventuale giudizio definitivo.