Rossella Nappini uccisa con 56 coltellate dall’ex: Cassazione nega giustizia riparativa ad Adil Harrati

La sentenza che conferma l'ergastolo e mette un punto sul femminicidio di Rossella Nappini. 'Insieme con Marianna': "La giustizia riparativa non deve trasformarsi in un escamotage"

Rossella Nappini

Nessuno sconto, nessuna scorciatoia e nessun percorso alternativo per chi ha spezzato una vita di Rossella Nappini con una ferocia inaudita. La Corte di Cassazione ha messo un punto fermo sul femminicidio dell’infermiera romana e per Adil Harrati non ci sarà alcun accesso alla giustizia riparativa, uno strumento ritenuto, dai giudici della Prima Sezione Penale privo di utilità nel caso del condannato.

La sentenza che conferma l’ergastolo e mette un punto sul femminicidio di Rossella Nappini. ‘Insieme con Marianna’: “La giustizia riparativa non deve trasformarsi in un escamotage”

La Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, presieduta da Giuseppe De Marzo, ha depositato le motivazioni della sentenza che rigetta definitivamente la richiesta di accesso alla giustizia riparativa per Adil Harrati.

Il muratore 45enne di origine marocchina, è stato condannato alla pena dell’ergastolo per l’omicidio di Rossella Nappini, l’infermiera 52enne in servizio all’ospedale San Filippo Neri, massacrata con 56 coltellate il 4 settembre 2023 a Roma.

Secondo quanto riportato da Fanpage, i giudici hanno ritenuto che l’avvio di un percorso riparativo non avrebbe avuto alcuna utilità concreta nel caso di specie, confermando contestualmente la gravissima aggravante della crudeltà a carico dell’imputato.

Il principio dell’utilità e il bilanciamento dei tempi processuali

Nelle motivazioni della Suprema Corte, viene chiarito come la giustizia riparativa sia un percorso autonomo, volontario e parallelo alla pena tradizionale, basato sul consenso e sul supporto di un mediatore specializzato.

Tuttavia, oltre al dato oggettivo della mancata istituzione capillare dei Centri per la giustizia riparativa, i magistrati hanno ribadito che la scelta di negare tale misura riposa sulla totale mancanza di un requisito d’utilità.

La valutazione sull’utilità effettiva, rappresenta infatti un momento fondamentale per bilanciare i diversi interessi in gioco, evitando che la concessione di simili procedure finisca per dilatare o alterare ingiustificatamente i tempi e le modalità di svolgimento del processo penale.

Il fermo no agli “escamotage” nei reati di sangue e la posizione delle parti civili

Sulla portata della sentenza si è espressa l’avvocata Licia D’Amico, legale rappresentante dell’associazione ‘Insieme con Marianna’, costituita parte civile nei procedimenti per femminicidio. Come evidenziato dall’analisi della vicenda, la pronuncia della Cassazione stabilisce un precedente di fondamentale importanza, ponendo al centro due criteri vincolanti: l’utilità concreta e la meritevolezza del richiedente.

Se la riparazione trova la sua collocazione ideale nelle controversie di carattere economico o patrimoniale — dove il danno subito può essere in qualche modo risarcito o compensato —, di fronte alla perdita irreversibile di una vita umana la dinamica cambia radicalmente. Il richiamo dei giudici come riporta Fanpage, serve dunque a impedire che l’accesso alla giustizia riparativa si trasformi in un mero “escamotage” difensivo per l’imputato.

La ricostruzione sui contatti morosi e il movente del delitto

Per comprendere il contesto in cui è maturata la tragedia, occorre ripercorrere i dettagli investigativi emersi durante i gradi di giudizio. Rossella Nappini aveva conosciuto Adil Harrati, impiegato come operaio, e con lui aveva intrapreso una relazione affettiva all’indomani della separazione dal marito.

Secondo le risultanze degli inquirenti, l’uomo voleva contrarre matrimonio con l’infermiera per regolarizzare la propria posizione di soggiorno sul territorio italiano, mentre la donna, insospettita dai comportamenti e dalle reali intenzioni del 45enne, si era opposta fermamente all’idea delle nozze, tanto da decidere di chiudere la relazione.

Nonostante la chiara volontà della donna di interrompere i rapporti, Harrati aveva iniziato a perseguitarla, presentandosi continuamente sotto la sua abitazione e sommergendola di telefonate per ottenere degli incontri.

L’agguato nell’androne del palazzo e il tentativo di fuga a Primavalle

Un’escalation oppressiva, che ha purtroppo raggiunto il suo apice nel pomeriggio di lunedì 4 settembre 2023., quando Harrati si è appostato sotto l’abitazione di Rossella Nappini nel quartiere di Primavalle, attendendo il suo rientro.

Non appena la donna ha varcato la soglia dell’androne del condominio, l’uomo l’ha aggredita con una furia inaudita, sferrandole 56 colpi di coltello in punti vitali e lasciandola agonizzante in una pozza di sangue.

Subito dopo l’aggressione, il killer ha cercato di far sparire le proprie tracce fuggendo nei paraggi, ma la sua latitanza è durata pochissimo: gli agenti della Polizia di Stato lo hanno rintracciato e tratto in arresto poche ore dopo la tragedia. La conferma dell’ergastolo e il fermo no della Cassazione alla giustizia riparativa mettono ora il punto definitivo sulla drammatica vicenda giudiziaria.