Un’incredibile montagna di gioielli falsi, pronti a inondare le vie dello shopping romano e ad alimentare un mercato illecito da capogiro. È quanto hanno scoperto i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma durante un doppio intervento che ha riacceso i riflettori sulle rotte del falso nella Capitale.
Falsi preziosi per milioni di euro: blitz della Guardia di Finanza svela la rotta romana dei gioielli contraffatti tra l’Esquilino e la Tiburtina
Oltre 250mila gioielli taroccati, pronti a finire nelle vetrine e sui banchi di Roma per far fare affari d’oro a chi li vendeva. È questo il bottino da capogiro intercettato dai finanzieri del Comando Provinciale, che hanno messo le mani su un giro di contraffazione dalle dimensioni enormi.
La scintilla è scattata durante un controllo come tanti nel cuore dell’Esquilino. I militari del I Gruppo Roma sono entrati in un negozio gestito da un commerciante cinese, ma gli è bastata un’occhiata da vicino per capire che qualcosa non quadrava affatto.
Sugli scaffali c’erano migliaia di articoli di alta gioielleria spinti con i loghi tirati a lucido delle più famose maison internazionali. Peccato che di originale non ci fosse neanche l’ombra: niente carte, nessuna traccia della filiera, solo copie ben fatte pronte a ingannare i clienti.
La traccia fino al covo di stoccaggio
Capito che quella merce in vetrina era solo l’assaggio di qualcosa di molto più grande, gli investigatori hanno iniziato a scavare per capire da dove arrivasse tutta quella roba.
I riscontri hanno portato dritti dall’altra parte della città , lungo la via Tiburtina. È lì che è spuntato il vero caveau del business illecito: un secondo magazzino usato come punto d’appoggio per stoccare le scatole e rifornire continuamente le vendite.
Numeri da capogiro fanno scattare le denunce
Quando la Finanza ha finito di contare i pezzi, la cifra faceva spavento: oltre 250.000 prodotti sequestrati. Se quell’incredibile quantità di merce fosse finita per strada, avrebbe fruttato cifre da capogiro, creando un buco enorme nelle tasche dei marchi veri e dei negozianti che pagano le tasse.
Per il titolare del negozio è scattata la denuncia a piede libero per ricettazione, introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (fatti che dovranno comunque essere accertati nelle sedi giudiziarie).


















