Dove un tempo c’era una stalla per gli animali, era stata realizzata una vera e propria cittadella abusiva ricavata nel totale spregio delle norme urbanistiche. Al confine tra Marco Simone e il IV Municipio di Roma, la Polizia Locale ha sigillato 26 miniappartamenti fantasma, portando alla luce un lucroso e inquietante business di affitti in nero.
Scoperti 26 locali abusivi senza licenza nel residence del degrado, con l’affitto preteso in contanti e senza contratti regolari
Una stalla dimenticata, situata all’interno di un vecchio comprensorio un tempo destinato alle attività di un’azienda agricola nel IV Municipio di Roma, si era trasformata in un complesso residenziale clandestino.
In assenza di qualsiasi titolo edilizio o autorizzazione urbanistica, la struttura originale è stata smembrata, sventrata e convertita a forza per ricavare ben 26 mini-appartamenti. Un’operazione di speculazione edilizia sotterranea esplosa tra Roma e Guidonia e precisamente a Marco Simone, a ridosso delle zone romane di Setteville Nord, Sant’Alessandro e Tor Lupara, dove la cubatura destinata al ricovero del bestiame, era stata convertita in moduli abitativi destinati al mercato immobiliare ombra della periferia capitolina.
Il blitz e i sigilli della Polizia Locale
A spezzare la catena dell’abusivismo è stato il blitz messo a segno dagli agenti della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Roma — nucleo specializzato nei reati urbanistici — affiancati dai colleghi del IV Gruppo “Tiburtino”.
Gli investigatori hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo disposto dal GIP del Tribunale di Roma a tutela della legalità del territorio. Contestualmente all’apposizione dei sigilli che congelano l’intera area, il Pubblico Ministero ha emesso un provvedimento di sgombero perentorietà: le unità abitative attualmente occupate dovranno essere liberate entro e non oltre dieci giorni, per permettere la messa in sicurezza dell’area ed evitare che il comprensorio continui a essere sfruttato illegittimamente.
Il business dei mini appartamenti con affitti in nero e canoni in contanti
I dettagli emersi dall’attività investigativa, hanno delineano un sistema ben collaudato che era volto a monetizzare ogni singolo metro quadro dell’ex struttura agricola. Dagli accertamenti svolti dalle forze dell’ordine è emerso che gli alloggi venivano locati completamente al di fuori dei canali legali.
I canoni d’affitto mensili venivano riscossi rigorosamente in contanti, senza l’ombra di un regolare contratto di locazione registrato, garantendo un flusso costante di denaro sporco ed esentasse, e lasciando gli occupanti in una condizione di totale precarietà e assenza di tutele all’interno di stabili del tutto fuorilegge.
La scia delle indagini della Procura di Roma
Le verifiche proseguono per accertare fino in fondo le responsabilità della proprietà e di chi ha gestito il lucroso giro di affitti abusivi. Come previsto dalle garanzie costituzionali, nei confronti delle persone iscritte nel registro degli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino all’eventuale condanna con sentenza definitiva.


















