(Adnkronos) – Se pensate che il desiderio di disconnettersi da social e cellulari sia ormai solo una fantasia per chi è più anziano, potreste rimanere sorpresi. Perché negli ultimi anni, sempre di più, sono proprio i giovani a cercare un modo per staccare. Ironia della sorte, le testimonianze si trovano sui social, dove ciclicamente torna la moda dei ‘dumb phone’, o feature phone.
Le vendite dei vecchi telefoni a conchiglia senza le tante funzioni degli smartphone che oggi troviamo essenziali non sono mai sparite dai dati di mercato, anzi. I vecchi telefono pieghevoli resistono nel nome del ‘digital detox’, la disintossicazione dal digitale, che di solito nella società moderna rimane irraggiungibile. Secondo un nuovo osservatorio dedicato di Ipsos Doxa e Factanza Media il 94% tra Gen Z e Millennial ha pensato almeno una volta di ridurre il tempo trascorso online e tra i giovani sta crescendo la voglia di mettere dei limiti al tempo trascorso su telefoni e social.
Nel report, basato su un campione di 3.500 persone, il 54% della Gen Z desidera spesso una disconnessione, ma il 23% teme l’isolamento sociale. Il 52% degli intervistati nella fascia 18-30 anni non riesce a diminuire il proprio utilizzo del digitale, contro il 39% della fascia 31-45 anni. La riduzione dello stress mentale è citata dal 54% e dal 46% di queste due fasce d’età, rispettivamente.
Quest’anno il fenomeno del detox sembra avere una certa forza, visto che cresce la pressione sulle piattaforme social e i loro effetti sull’attenzione degli utenti. Una delle notizie più recenti in questo senso quella relativa alla posizione preliminare della Commissione europea, secondo cui Instagram e Facebook danno “dipendenza” e Meta ha violato il Digital services act a causa del loro design basato su scorrimento infinito, riproduzione automatica, notifiche push e contenuti raccomandati.
Ma mentre sulle aziende che gestiscono le piattaforme monta la pressione dall’alto, sembrano muoversi anche le preferenze dei consumatori. Negli ultimi mesi quel ritorno all’essenziale si sta trasformando in un fenomeno commerciale, con l’arrivo di prodotti che sono essenziali ma non tanto ‘stupidi’. È il caso del telefono a conchiglia Commodore Callback 8020: si scrive con il T9, i tasti sono fisici, ma ci sono anche Spotify e Uber. Instagram, invece, è bloccato. Prezzo originariamente considerato eccessivo dagli utenti, abbassato dopo le proteste alla cifra non modica di 400 dollari, e dati di vendita che la storica azienda dedicata ai prodotti retrò considera ottimi. Filosofia e costi simili al Light Phone III. “Sappiamo quanto possa essere difficile andare controcorrente di una cultura che sembra fatta su misura per distrarti, ecco perché abbiamo creato The Light Phone III”, si legge sul sito del produttore. “Che tu sogni ad occhi aperti una disintossicazione digitale, voglia prestare più attenzione al tuo bambino o stia comprando il tuo primo telefono, il Light Phone III è uno strumento per una vita migliore”.
Alla ricerca di quella vita migliore, alcune persone si affidano anche alle app specializzate. E una è italiana: si chiama Analogic Detox, ideata dallo sviluppatore Matteo Piccirilli, pensata per aiutare le persone a riconquistare tempo e attenzione senza rinunce drastiche. In questo caso lo smartphone non viene eliminato, ma ‘usato meglio’, attraverso un percorso che prevede un coach Ai ma anche il supporto di uno psicologo, e poi quiz e sfide per trasformare la disintossicazione in un gioco. Creata a gennaio 2026, ad oggi l’app ha raccolto 3.000 utenti paganti, con un tasso di conversione del 21,7%, e integra al suo interno una partnership importante con Social Media Detox, un progetto che organizza ritiri ed esperienze immersive lontano dagli schermi.
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