Un tragico malore tra le onde di Torvaianica domenica ha strappato alla vita, a soli 54 anni, Pericle Guaglianone. La cronaca lo ha registrato ieri come uno stimato agente della Polizia Stradale in servizio al Dipartimento Lazio-Umbria, ma c’era un’altra vita – parallela, luminosissima e profonda – che Pericle aveva costruito con la stessa dedizione. Quella di critico, curatore, intellettuale e firma di punta della rivista Artribune.
L’addio a Pericle: il ricordo degli amici e dei colleghi dopo la tragedia a Torvaianica: “Un’anima romantica, una roccia di saggezza e ironia. Mancherà la sua visione beffarda”
Trasteverino doc, spirito libero e colto, Guaglianone era una delle voci più lucide, ironiche e anticonformiste del dibattito culturale italiano.
Dalla Stradale alla Biennale: una mente poliedrica
Laureato in Storia dell’arte contemporanea, era riuscito a far coesistere la divisa con la passione per la scrittura e per la critica. Dal 2004 era un punto di riferimento per i lettori di Artribune, per cui aveva firmato recensioni importanti, non ultima quella sulla 61ª Biennale d’Arte di Venezia.
Nelle sue analisi non c’era mai spazio per il conformismo: cercava sempre la verità dell’opera, unendo un rigore analitico a una costante, salvifica ironia.
“Una roccia di saggezza”: il dolore dei colleghi
La notizia della sua scomparsa ha lasciato un vuoto imponderabile nella redazione con cui ha collaborato per oltre vent’anni. Chi ha lavorato con lui fin dagli esordi lo ricorda come un pilastro: “Ci siamo conosciuti nel 2004, io avevo 26 anni e lui 32. Da allora mi è sempre sembrato lo stesso, una roccia di saggezza e una continua fonte di ispirazione. È stato una delle penne migliori, una delle teste più lucide e veloci, capace di una spiccata capacità di analisi e sintesi. E con una scrittura piacevole, chiara, identitaria”.
Il ricordo del mondo dell’arte: “Un poeta antico, un trasteverino romantico”
Nelle ultime ore, i social e i canali della cultura si sono riempiti del cordoglio di amici, artisti e galleristi. Un coro unanime che ne piange la leggerezza e l’eleganza d’animo.

L’amica Valentina lo ricorda così, legata a lui dalle mille serate romane: “Eri l’unica persona che ero sempre contenta di vedere alle inaugurazioni, e con cui avevo sempre voglia di parlare d’arte e di musica. Ci legava l’amore per le opere d’arte laterali, sbilenche, ironiche, squadernate e leggere. Mi manchi già, chettepossino”.
Il critico Antonio ne tratteggia un ritratto intimo, sospeso tra la sua Trastevere e i salotti romani: “Forse Pericle è stata la persona più amabile che io abbia mai conosciuto. Gentile, ironico. Mi faceva una gran curiosità la sua amicizia particolare con Bianca Attolico, la Signora dell’arte dei Parioli, e lui, trasteverino. Fondamentalmente era un poeta, una persona antica, un romantico. Amava viaggiare leggero: lo ricordo sulla nave per la Sicilia, mentre dormiva accanto al suo zaino sui divani del bar, come fosse ancora un adolescente”.

Christina, un’altra amica di sempre, affida al web un saluto commosso: “Grazie di tutto. Te ne sei andato troppo presto, avevamo bisogno della tua visione beffarda e indomita. Ci dispiace una cifra e mancherai”.
Con Pericle Guaglianone la città di Roma e il mondo dell’arte perdono un osservatore curioso, capace di attraversare mondi diversi senza mai perdere la propria libertà intellettuale. E, soprattutto, un uomo d’altri tempi che preferiva la profondità di un incontro al conteggio dei “like”.


















