Anarchici Roma: condannato blogger FAI. I 7 del sabotaggio Alta Velocità liberati dal Riesame

Sentenza per Massimiliano Mori: il suo sito considerato il megafono della FAI. La decisione sui blog degli anarchici a Roma arriva due giorni dopo l'annullamento degli arresti per il caso Alta Velocità

La manifestazione di piazza Trilussa del 29 gennaio
Gli agenti schierati in piazza Trilussa durante la manifestazione a favore di Cospito. Fonte pagina facebook Italia Celere

La rete internet come cassa di risonanza per la propaganda incendiaria degli anarchici, ma anche come spazio virtuale per coordinare la galassia delle “azioni dirette”. Il Tribunale di Roma ha condannato a tre anni e due mesi di reclusione il cinquantottenne romano Massimiliano Mori. L’uomo era finito a processo con le accuse di istigazione a delinquere ed apologia di reati di terrorismo, aggravate dall’uso di strumenti informatici

Sentenza per Massimiliano Mori: il suo sito considerato il megafono della FAI. La decisione sui blog degli anarchici a Roma arriva due giorni dopo l’annullamento degli arresti per il caso Alta Velocità

Il pm Giulia Guccione, che nella sua requisitoria aveva chiesto una pena di tre anni e mezzo, ha ricostruito il ruolo centrale di Mori: attraverso due blog d’area — tra cui “infernourbano” — e il proprio profilo Facebook, il cinquantasettenne divulgava sistematicamente le rivendicazioni degli attentati firmati dalla FAI/FRI (Federazione Anarchica Informale).

Si tratta del network terroristico le cui cellule erano già state definite dai magistrati come la «”Champions League” dell’eversione» nell’ambito della celebre maxi-indagine “Scripta Manent”, che vedeva tra i principali imputati il leader ideologico Alfredo Cospito.

La strategia in quattro fasi

Come emerso dall’ordinanza d’arresto eseguita lo scorso anno, la galassia anarchica sfrutta la propria struttura orizzontale e priva di vertici geometrici proprio per fare della rete il principale vettore dell’insurrezione armata.

Il meccanismo contestato dagli inquirenti si sviluppava in quattro tempi: un ignoto istigatore lancia il proclama sul web, il gestore del blog (ruolo contestato a Mori) riceve il comunicato e lo pubblica, schermandosi dietro server esteri che non registrano i log per restare “fantasma”, la cellula sul territorio raccoglie l’input e compie l’attentato. E per concludere gli autori dell’attacco confezionano la rivendicazione e la inviano nuovamente ai siti d’area per la diffusione di massa.

Sui blog di Mori erano stati censiti otto attentati commessi a Roma tra il novembre 2022 e il gennaio 2023. Un nono attacco, pianificato per il 19 marzo successivo, era fallito solo a causa di un drammatico errore fatale: i due bombaroli incaricati di preparare l’ordigno in una pentola a pressione — Alessandro Mercogliano, 53 anni, e Sara Ardizzone, 35 — erano saltati in aria all’interno di un casale abbandonato nel Parco degli Acquedotti mentre manipolavano il nitrato di ammonio.

Il precedente: il Riesame aveva già azzerato gli arresti della Digos

La condanna di Mori arriva a quarantotto ore di distanza da un altro drastico colpo di scena giudiziario che ha scosso la stessa matrice eversiva nella Capitale. Il 9 luglio, infatti, il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa lo scorso 6 giugno contro sette esponenti del movimento pro-Cospito, disponendone l’immediata scarcerazione.

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Tornano così in libertà Nico Aurigemma (ritenuto il leader del gruppo), Giulia Vidotto, Arnau Vallet I Casadevall, Stefano Marri, Micol Marino, Luna Fratini e Francesco Benedetti.

Il collegio presieduto da Giuseppina Guglielmi si è riservato 45 giorni per depositare le motivazioni che hanno fatto crollare l’impianto cautelare della Procura.

I sette erano stati arrestati dalla Digos con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo. Al centro delle indagini c’era il grave sabotaggio alla linea ferroviaria dell’Alta Velocità Roma-Firenze dello scorso 14 febbraio, in concomitanza con l’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina; un raid che ha provocato il blocco della circolazione e oltre 450 mila euro di danni.

La Digos aveva registrato il gruppo riunito in un casale a Vicovaro nel luglio 2025 per pianificare una escalation di attacchi a infrastrutture e catene di fast food a sostegno della lotta contro il 41-bis.

Le misure restrittive avevano portato anche allo sgombero del centro sociale occupato “Bencivenga” nel quartiere Nomentano, indicato come la base logistica da cui i sabotatori si erano mossi a piedi verso i binari. Nonostante la scarcerazione temporanea, l’inchiesta della procura di Roma prosegue ora verso l’udienza preliminare.