
La rete internet come cassa di risonanza per la propaganda incendiaria degli anarchici, ma anche come spazio virtuale per coordinare la galassia delle “azioni dirette”. Il Tribunale di Roma ha condannato a tre anni e due mesi di reclusione il cinquantottenne romano Massimiliano Mori. L’uomo era finito a processo con le accuse di istigazione a delinquere ed apologia di reati di terrorismo, aggravate dall’uso di strumenti informatici
Sentenza per Massimiliano Mori: il suo sito considerato il megafono della FAI. La decisione sui blog degli anarchici a Roma arriva due giorni dopo l’annullamento degli arresti per il caso Alta Velocità
Il pm Giulia Guccione, che nella sua requisitoria aveva chiesto una pena di tre anni e mezzo, ha ricostruito il ruolo centrale di Mori: attraverso due blog d’area — tra cui “infernourbano” — e il proprio profilo Facebook, il cinquantasettenne divulgava sistematicamente le rivendicazioni degli attentati firmati dalla FAI/FRI (Federazione Anarchica Informale).
Si tratta del network terroristico le cui cellule erano già state definite dai magistrati come la «”Champions League” dell’eversione» nell’ambito della celebre maxi-indagine “Scripta Manent”, che vedeva tra i principali imputati il leader ideologico Alfredo Cospito.
La strategia in quattro fasi
Come emerso dall’ordinanza d’arresto eseguita lo scorso anno, la galassia anarchica sfrutta la propria struttura orizzontale e priva di vertici geometrici proprio per fare della rete il principale vettore dell’insurrezione armata.
Il meccanismo contestato dagli inquirenti si sviluppava in quattro tempi: un ignoto istigatore lancia il proclama sul web, il gestore del blog (ruolo contestato a Mori) riceve il comunicato e lo pubblica, schermandosi dietro server esteri che non registrano i log per restare “fantasma”, la cellula sul territorio raccoglie l’input e compie l’attentato. E per concludere gli autori dell’attacco confezionano la rivendicazione e la inviano nuovamente ai siti d’area per la diffusione di massa.
Sui blog di Mori erano stati censiti otto attentati commessi a Roma tra il novembre 2022 e il gennaio 2023. Un nono attacco, pianificato per il 19 marzo successivo, era fallito solo a causa di un drammatico errore fatale: i due bombaroli incaricati di preparare l’ordigno in una pentola a pressione — Alessandro Mercogliano, 53 anni, e Sara Ardizzone, 35 — erano saltati in aria all’interno di un casale abbandonato nel Parco degli Acquedotti mentre manipolavano il nitrato di ammonio.
Il precedente: il Riesame aveva già azzerato gli arresti della Digos
La condanna di Mori arriva a quarantotto ore di distanza da un altro drastico colpo di scena giudiziario che ha scosso la stessa matrice eversiva nella Capitale. Il 9 luglio, infatti, il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa lo scorso 6 giugno contro sette esponenti del movimento pro-Cospito, disponendone l’immediata scarcerazione.

Tornano così in libertà Nico Aurigemma (ritenuto il leader del gruppo), Giulia Vidotto, Arnau Vallet I Casadevall, Stefano Marri, Micol Marino, Luna Fratini e Francesco Benedetti.
Il collegio presieduto da Giuseppina Guglielmi si è riservato 45 giorni per depositare le motivazioni che hanno fatto crollare l’impianto cautelare della Procura.
I sette erano stati arrestati dalla Digos con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo. Al centro delle indagini c’era il grave sabotaggio alla linea ferroviaria dell’Alta Velocità Roma-Firenze dello scorso 14 febbraio, in concomitanza con l’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina; un raid che ha provocato il blocco della circolazione e oltre 450 mila euro di danni.
La Digos aveva registrato il gruppo riunito in un casale a Vicovaro nel luglio 2025 per pianificare una escalation di attacchi a infrastrutture e catene di fast food a sostegno della lotta contro il 41-bis.
Le misure restrittive avevano portato anche allo sgombero del centro sociale occupato “Bencivenga” nel quartiere Nomentano, indicato come la base logistica da cui i sabotatori si erano mossi a piedi verso i binari. Nonostante la scarcerazione temporanea, l’inchiesta della procura di Roma prosegue ora verso l’udienza preliminare.

















