Crisi rifiuti a Roma, il sindacato lancia l’appello: “Rischio chiusura del Tmb di Malagrotta, a casa 60 lavoratori”

"Impossibilità di proseguire le attività di Malagrotta per problemi di sostenibilità economica": ipotesi subentro Ama per scongiurare il rischio chiusura del Tmb

Malagrotta - foto di archivio

La crisi del Tmb di Malagrotta accende i riflettori sull’emergenza rifiuti a Roma in vista del periodo estivo. La Fit-Cisl Lazio ha espresso profonda preoccupazione dopo l’annuncio della E. Giovi circa l’impossibilità di proseguire le attività oltre il 31 luglio, chiedendo un intervento immediato della Prefettura per tutelare i lavoratori.

“Impossibilità di proseguire le attività di Malagrotta per problemi di sostenibilità economica”: ipotesi subentro Ama per scongiurare il rischio chiusura del Tmb

La complessa gestione del trattamento meccanico-biologico dei rifiuti romani subisce una brusca frenata che rischia di paralizzare l’intero sistema capitolino. Attraverso una nota ufficiale firmata da Massimiliano Gualandri, segretario regionale della Fit-Cisl Lazio, e da Gianluca Deiua, l’organizzazione sindacale ha commentato i recenti sviluppi emersi dall’amministrazione giudiziaria della E. Giovi.

L’azienda ha confermato quanto già ventilato durante i precedenti incontri istituzionali, decretando lo stop definitivo alle attività dell’impianto di Malagrotta entro la fine del mese di luglio 2026.

Alla base del blocco totale, vi sarebbero insormontabili problemi di sostenibilità economica, una condizione finanziaria critica che non permette più il regolare svolgimento delle operazioni di smaltimento. Le dichiarazioni dei vertici aziendali certificano uno stallo operativo che si traduce in una notizia definita allarmante dai rappresentanti dei lavoratori, pronti a dare battaglia per scongiurare la chiusura dei cancelli.

Il rischio concreto per i lavoratori e la città

Le ricadute occupazionali e sociali di questo stop programmato assumono contorni drammatici se rapportati alla delicatezza del servizio svolto sul territorio. La cessazione delle attività colpisce direttamente circa 60 dipendenti e i rispettivi nuclei familiari, lasciando nel limbo professionisti che garantiscono quotidianamente standard minimi di igiene urbana.

I sindacalisti hanno ricordato con forza il valore del personale impiegato, definendoli come «persone che ogni giorno garantiscono un servizio essenziale, quello del trattamento dei rifiuti, fondamentale per il decoro e la salute della città».

Oltre alla perdita del posto di lavoro, lo stop di Malagrotta comporterebbe un gravissimo danno per la macchina della raccolta cittadina, considerando che l’impianto si fermerebbe «in un mese delicato come agosto», periodo in cui le temperature elevate amplificano i rischi sanitari legati all’accumulo di immondizia nelle strade romane.

L’appello alle istituzioni e i tavoli di crisi

Di fronte a una scadenza temporale così ravvicinata, la Fit-Cisl Lazio chiede che le parole lascino subito il posto a soluzioni amministrative concrete e immediate. Per il sindacato, la convocazione del tavolo prefettizio richiesto dalla stessa E. Giovi non è più rimandabile a causa delle tempistiche stringenti che separano la città dal collasso.

I segretari Gualandri e Deiua hanno ribadito che «il tempo stringe: riteniamo necessario che venga convocato con la massima tempestività il tavolo in Prefettura». Secondo la sigla sindacale, non si può accettare uno scenario di abbandono strutturale del sito e delle tutele dei dipendenti, affermando che «non sarebbe accettabile lasciare decine di lavoratori e le loro famiglie senza risposte».

L’ipotesi Ama come soluzione industriale

Per superare l’impasse e garantire la continuità dei livelli occupazionali, la sigla sindacale guarda con forte interesse alle ultime aperture arrivate dalla municipalizzata romana. La Fit-Cisl intravede nel coinvolgimento diretto della grande azienda pubblica una strada percorribile sia nel breve sia nel lungo periodo.

Nella nota si legge infatti: «riteniamo che la disponibilità manifestata da Ama a un eventuale subentro nella gestione del Tmb rappresenti un’ipotesi su cui riflettere seriamente».

Questo passaggio di consegne rappresenterebbe non solo una scialuppa di salvataggio per i 60 addetti dell’impianto, ma anche un tassello fondamentale per la governance locale, ponendosi come «un passo avanti verso la costruzione di un soggetto industriale capace di gestire le diverse fasi del ciclo dei rifiuti».