Il mondo della cultura e dell’arte contemporanea piange la scomparsa di Fausto Delle Chiaie, uno degli artisti più straordinari, liberi e anticonformisti del panorama italiano. Il maestro si è spento ieri nella sua amata Capitale, dopo che le sue condizioni di salute avevano subito un drastico peggioramento nel corso degli ultimi giorni. Con la sua partenza, Roma perde un pezzo fondamentale della sua anima culturale, un uomo che ha scelto coscientemente di abitare i margini della società per dimostrare a tutti che l’arte non ha bisogno di pareti dorate, ma solo di occhi disposti a guardare. Ci lascia ad 82 anni (essendo nato a Roma il 23 gennaio del 1944) un vero e proprio genio dell’Arte.
La scomparsa di Fausto Delle Chiaie segna la fine di una delle esperienze artistiche più originali della capitale. Per oltre trent’anni ha trasformato un marciapiede tra l’Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto in un museo gratuito aperto a tutti
Per oltre trent’anni, infatti, la sua firma è stata sinonimo di una rivoluzione silenziosa. Fausto Delle Chiaie ha trasformato un semplice marciapiede romano in un museo permanente a cielo aperto, un luogo magico posizionato strategicamente tra il Mausoleo di Augusto e l’Ara Pacis. Lì, senza chiedere mai un biglietto d’ingresso e senza erigere cancelli, ha accolto migliaia di turisti, passanti, intellettuali e curiosi, regalando a chiunque la possibilità di “inciampare” nella poesia della quotidianità.

Chi era Fausto Delle Chiaie: il pioniere dell’Arte d’Inciampo
Nato a Roma nel 1944, Fausto Delle Chiaie ha frequentato la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, ma ha capito presto che la sua vera vocazione non poteva essere rinchiusa dentro quattro mura. La sua carriera artistica ha preso una piega decisiva tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quando ha formulato il suo personalissimo manifesto teorico: l’“Arte d’Inciampo”.
L’obiettivo di Delle Chiaie era tanto semplice quanto destabilizzante: forzare il pubblico a una decelerazione, a un momento di stop nel caos frenetico della vita urbana. Le sue installazioni venivano collocate direttamente a terra, lungo le strade, costringendo il passante a guardare dove metteva i piedi e, di conseguenza, a scoprire l’opera. La sua galleria ufficiale è diventata dal 1989 il marciapiede del Lungotevere, un palcoscenico urbano dove l’artista era presente ogni singolo giorno, diventando un’istituzione vivente della città di Roma al pari dei monumenti millenari che lo circondavano.

La filosofia dello scarto e la poetica dell’oggetto trovato
La forza espressiva di Fausto Delle Chiaie risiedeva interamente nella sua capacità di restituire dignità e valore a ciò che la società consumistica considerava inutile. Le sue opere prendevano vita attraverso l’utilizzo di materiali di scarto, oggetti abbandonati, mozziconi di sigaretta, pezzi di plastica, vecchi cartoni, foglie secche e persino buche nell’asfalto. Ogni frammento raccolto per strada subiva una metamorfosi concettuale grazie all’aggiunta di un titolo ironico, di un cartiglio scritto a mano o di un accostamento visivo spiazzante.
Tra le sue performance e intuizioni più celebri si ricorda la provocazione di firmare come proprie opere d’arte gli stessi monumenti romani, oppure la vendita di “aria di Roma” in barattolo. La sua era un’arte poverissima nei materiali ma ricchissima nel significato, profondamente influenzata dal Dadaismo e dalla Pop Art, ma filtrata da un’ironia tipicamente romana, amara e disincantata. Delle Chiaie non cercava il profitto o il mercato speculativo dell’arte; la sua era una missione sociale volta a democratizzare la bellezza, dimostrando che quest’ultima può nascere ovunque e appartiene intrinsecamente a tutti.
Nonostante il grandissimo riconoscimento da parte della critica internazionale, la partecipazione a mostre importanti (come alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma) e la pubblicazione di libri dedicati alla sua opera, Fausto Delle Chiaie ha vissuto la sua esistenza in condizioni di estrema povertà. Negli ultimi anni della sua vita, diverse personalità del mondo della cultura si erano mobilitate per richiedere a suo favore l’applicazione della Legge Bacchelli, il fondo statale destinato al sostentamento dei cittadini illustri in condizioni di grave necessità economica.
L’artista ha affrontato ogni difficoltà con una fiera e commovente dignità, rimanendo fedele fino al suo ultimo respiro alla scelta di vivere dentro la sua stessa opera d’arte.
Con la sua scomparsa, non ci restano soltanto oggetti o installazioni effimere destinate a dissolversi con il tempo, ma ci resta in dote il suo prezioso sguardo libero. Fausto Delle Chiaie ci ha insegnato a non passare oltre senza fermarci, a rintracciare il meraviglioso nell’ordinario e a riconoscere che anche il più umile degli scarti stradali può contenere una storia straordin




















