Chi sono i mercenari della bomba a Ranucci: un commando di trasfertisti assoldato per migliaia di euro

Dai precedenti per droga alla spedizione punitiva a Pomezia: l'identikit dei quattro arrestati per la bomba lanciata contro Ranucci. Il giornalista: "Vedremo cosa accadrà ancora"

All'alba gli arresti per la bomba attentato contro Ranucci

Una bomba, un attentato a pagamento, per azzittire Sigfrido Ranucci. Non si muovevano per ideologia o risentimento personale, ma per denaro. Un tariffario preciso, quantificato in diverse migliaia di euro, per piazzare un ordigno davanti al cancello della casa del giornalista sotto scorta.

Dai precedenti per droga alla spedizione punitiva a Pomezia: l’identikit dei quattro arrestati per la bomba lanciata contro Ranucci. Il giornalista: “Vedremo cosa accadrà ancora”

Le indagini della Dda di Roma accendono i riflettori sul profilo dei quattro arrestati: un commando di “trasfertisti della minaccia” proveniente dall’hinterland campano, arruolato per eseguire il lavoro sporco.

L’identikit: dai reati di droga all’aggravante mafiosa

I quattro indagati hanno tra i 22 e i 53 anni e gravitano tutti nei comuni di Nola, Cicciano e Avella, a cavallo tra le province di Napoli e Avellino. Non si tratta di professionisti dell’eversione, ma di figure ben note alla giustizia locale, con alle spalle un curriculum criminale fatto di piccoli e medi precedenti per droga e danneggiamento.

Un profilo apparentemente “comune” che, tuttavia, si è prestato a un’azione pianificata con metodologie spietate. La Procura di Roma contesta infatti l’aggravante delle modalità mafiose: il gruppo ha agito in modo scientifico, forte di un legame numerico (l’inchiesta ipotizza il coinvolgimento di più di cinque persone) e di una violenza intimidatoria tipica dei clan organizzati.

Che si tratti di manovalanza legata alla criminalità locale o di un gruppo indipendente di picchiatori a pagamento, la loro caratura è considerata dagli inquirenti altamente pericolosa. Basti pensare che uno dei quattro era già ai domiciliari da pochissimi giorni per una vicenda di stupefacenti, segno di una spregiudicatezza totale.

Pianificazione da professionisti: sei giorni di viaggio per il terrore

La dinamica emersa dagli accertamenti dei Carabinieri del Nucleo Investigativo dimostra che la spedizione laziale non è stata un colpo di testa estemporaneo. Il commando ha seguito un protocollo preciso.

I “periti” del sopralluogo: Sei giorni prima dell’attentato, tre dei membri del gruppo partono dalla Campania per raggiungere Pomezia. Studiano le vie di fuga, i tempi delle pattuglie, le telecamere e l’esatta posizione del cancello dell’abitazione di Ranucci.

Gli artificieri del raid: Raccolte le informazioni, scatta la fase operativa. Solo in due tornano sul posto la sera del 16 ottobre, trasportando l’ordigno e innescando la deflagrazione.

Resta ora il nodo più cruciale dell’intera indagine: chi ha staccato l’assegno? Chi aveva l’interesse, la liquidità e i contatti giusti per assoldare questa batteria di criminali campani per colpire il conduttore di Report? Le indagini si concentrano ora sui mandanti, ma l’arresto degli esecutori ha tolto il velo su una realtà inquietante: quella dei commando criminali a gettone, pronti a colpire chiunque per la giusta cifra.

Ranucci: “Vedremo cosa accadrà ancora”

Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli”, la reazione di Sigfrido Ranucci, raggiunto telefonicamente da ‘Agorà Estate’.

“Da quello che ho capito c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le Sim – ha detto Ranucci – Vedremo cosa accadrà ancora”.