Allarme rosso a Monte Mario: sequestrati 110 kg di cibo spazzatura, tra pesce al caldo e carne tossica

Emergenza salute tra banchi di mercato, macellerie e pescherie del quartiere: blitz blocca 110 kg di cibo tra cui anche uova vecchie e alimenti privi di tracciabilità

Nuova emergenza sanitaria sui banchi di un frequentato mercato romano e in alcune macellerie. Sotto la lente dei controlli il quartiere Monte Mario, dove un blitz congiunto della Questura di Roma ha portato al sequestro e alla distruzione di oltre 110 kg di alimenti non idonei al consumo umano. Tra pesce lasciato al caldo e carni misteriose, le autorità hanno inflitto sanzioni per oltre migliaia di euro.

Emergenza salute tra banchi di mercato, macellerie e pescherie del quartiere: blitz blocca 110 kg di cibo tra cui anche uova vecchie e alimenti privi di tracciabilità

Il mercato di Monte Mario, storico punto di riferimento per la spesa dei residenti del quartiere, è stato il teatro operativo di una massiccia operazione congiunta coordinata dalla Questura di Roma.

Il dispositivo di controllo ha visto scendere in campo gli agenti della Polizia di Stato del 14 Distretto Primavalle insieme ai militari della Capitaneria di Porto di Roma e al personale sanitario ispettivo della ASL Roma 1, per gli accertamenti, che hanno fatto emergere uno scenario di criticità diffuse e gravissime violazioni igienico-sanitarie.

Il bilancio finale dell’attività ispettiva ha registrato l’elevazione di sanzioni amministrative superiori a 9.000 euro, accompagnate dal sequestro immediato e dalla successiva distruzione di oltre 110 kg di sostanze alimentari deteriorate o non tracciate.

L’incubo nella pescheria del mercato

Le anomalie più inquietanti sotto il profilo della sicurezza alimentare sono state riscontrate nel comparto del commercio ittico. All’interno di una pescheria controllata, gli operatori hanno identificato prodotti conservati in totale spregio delle normative vigenti.

Nello specifico, pesce freso è stato rinvenuto immerso nell’acqua a temperatura ambiente, in giorni in cui a farla da padrona nella Capitale è l’allerta caldo, fattore che stava accelerando la proliferazione batterica e la putrefazione.

L’esercizio commerciale mostrava inoltre gravissime carenze strutturali, risultando completamente privo delle necessarie attrezzature frigorifere destinate alla corretta conservazione dei molluschi vivi e mancando persino di idonei lavamani dotati di acqua corrente per il personale.

Al termine dell’ispezione, le autorità hanno apposto i sigilli di sequestro su 57 kg di prodotti reputati non idonei al consumo e privi di tracciabilità, mentre altri 5 chili di pescato sono stati avviati alla distruzione volontaria da parte del titolare.

I focolai di rischio nelle macellerie

La situazione è apparsa altrettanto compromessa nel settore delle carni. In una prima macelleria l’ispezione ha evidenziato violazioni gravissime, con la totale assenza di un laboratorio autorizzato per la preparazione dei tagli freschi.

Oltre alle sanzioni e alla distruzione immediata di 50 chili di carne fresca, per il gestore è scattata la cessazione definitiva dell’attività legata alla preparazione di alimenti pronti da cuocere. I controlli si sono poi estesi a una macelleria araba situata in Via Pietro Bembo. Questo locale era già stato oggetto di specifiche prescrizioni da parte della ASL Roma 1 nel mese di gennaio scorso, prescrizioni che tuttavia erano state ignorate dal titolare.

Carcasse dall’origine sconosciuta e uova scadute

All’interno della macelleria di Via Pietro Bembo gli agenti hanno scoperto una totale violazione delle norme sull’etichettatura delle carni fresche bovine.

L’attività era priva del sistema informativo obbligatorio per i clienti relativo ai paesi di nascita, allevamento, macellazione e sezionamento degli animali esposti. Inoltre, dentro un congelatore sono stati rinvenuti 5 chili di carne in pessimo stato di conservazione e privi di documenti d’origine, insieme a uova mantenute impropriamente in un frigorifero da diversi giorni.

Questa specifica attività ha ricevuto da sola 6.000 euro di sanzioni, con la distruzione della merce alterata e il blocco di prodotti non deperibili scritti solo in lingua araba. Nel corso del servizio sono state identificate in totale 29 persone.