Omicidio Ilaria Sula, la difesa di Samson: “Nessuna premeditazione”

Il legale di Mark Samson: “Ha agito per una reazione psicogena abnorme davanti ai messaggi di lei con un altro». L'accusa ha chiesto l'ergastolo

Ilaria Sula e Mark Samson

Un omicidio d’impeto, nessuna premeditazione. Nell’aula bunker di Rebibbia, il processo per il femminicidio di Ilaria Sula entra nella sua fase cruciale con l’arringa della difesa di Mark Antony Samson, che tenta di scardinare la ricostruzione della procura ferma nell’ottenere l’ergastolo.

Il legale di Mark Samson: “Ha agito per una reazione psicogena abnorme davanti ai messaggi di lei con un altro». L’accusa ha chiesto l’ergastolo

Se per la Procura (il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e la pm Maria Perna) non ci sono dubbi – tanto da aver chiesto l’ergastolo per omicidio volontario aggravato da premeditazione, futili motivi e occultamento di cadavere –, la strategia della difesa punta a smontare l’aggravante più pesante: quella del piano preordinato.

“Un delitto d’impeto nato dalle bugie”

L’omicidio di Ilaria Sula è stato un delitto efferato che Mark Samson ha compiuto volontariamente, ma non l’ha uccisa in maniera premeditata: è stato un delitto d’impeto“, ha scandito l’avvocato Paolo Foti davanti ai giudici della terza Corte di Assise di Roma.

Secondo la ricostruzione del legale, il giovane si era costruito uno «scudo», una maschera sociale alimentata da bugie compulsive per apparire ciò che non era. Il meccanismo si è inceppato quando Ilaria ha scoperto la verità: Mark non aveva mai dato un esame all’università. Da lì, il progressivo distacco della ragazza e l’ossessione di lui, che aveva iniziato a spiarne i profili social.

La mattina del 26 marzo, la vista di alcuni messaggi scambiati da Ilaria con un altro ragazzo avrebbe scatenato in Samson una “reazione psicogena abnorme”, sfociata nelle tre coltellate fatali al collo.

Samson merita una condanna per quello che ha fatto – ha concluso il difensore – ma vi chiedo di coniugare l’esigenza di verità e giustizia con quella del recupero sociale per l’imputato“.

Il corpo nella valigia e il ruolo della madre

Le parole pronunciate da Samson in una scorsa udienza – oggi il ragazzo era assente – pesano ancora come macigni nell’aula di tribunale: “Non so neanche io adesso come spiegare che cosa ho preso, è come se mi fosse sceso un velo sugli occhi. Non mi ricordo quante volte l’ho colpita“.

Dopo il sangue, è iniziato l’orrore dell’occultamento. Samson, con l’aiuto della madre Norsman (che ha già patteggiato per concorso in occultamento di cadavere), ha ripulito l’appartamento, ha chiuso il corpo di Ilaria in una valigia e lo ha gettato in un dirupo a Capranica Prenestina, alle porte di Roma.

Samson ha tentato di alleggerire la posizione della madre davanti ai giudici, sostenendo di aver mentito inizialmente proprio per proteggerla, prima di essere riportato in cella.

Il dolore della famiglia: «Nessun perdono»

Il padre di Ilaria resta fermo nella sua posizione: “Non c’è modo di perdonare quest’uomo per quello che ha fatto a mia figlia. Il perdono non esiste”.