Giulio Cesare rinasce da un tronco malato: la firma di Andrea Gandini sulla nuova opera monumentale di San Cesareo (foto e video)

La comunità ritrova il suo simbolo grazie alla nuova opera di Andrea Gandini, capace di trasformare un cedro del Libano abbattuto in un manifesto di memoria storica e arte pubblica

Una nuova opera di Andrea Gandini ha preso forma nel territorio della provincia di Roma. A San Cesareo l’arte dello scultore capitolino — noto per scolpire volti e forme direttamente sui tronchi degli alberi abbattuti — ha donato nuova vita a ciò che restava di un cedro del Libano abbattuto nel 2024.

La comunità ritrova il suo simbolo: Andrea Gandini trasforma un cedro del Libano abbattuto in un manifesto di memoria storica e arte pubblica

Per l’occasione, Gandini ha impresso il volto di Giulio Cesare sul tronco di quello che un tempo era stato uno dei monumentali cedri del Libano della città. Una testimonianza del legame antico tra il territorio del comune laziale e le sue radici storiche. L’opera è stata svelata al pubblico lo scorso 18 giugno.

La perdita e la decisione

La malattia aveva compromesso l’albero. La comunità aveva assistito all’abbattimento due anni fa: una ferita identitaria che l’amministrazione ha voluto sanare non distruggendo la materia prima, ma riconsegnandola ai cittadini. La sindaca Alessandra Sabelli ha spiegato: “Come tanti ricorderanno, due anni fa siamo stati costretti ad abbattere l’esemplare perché malato. Una scelta difficile ma obbligata. Visto il profondo legame che unisce la comunità ai nostri cedri del Libano, abbiamo deciso di donare nuova vita a questo albero e riconsegnandolo ai cittadini“.

Un’opera che racconta San Cesareo

L’intervento non si esaurisce nella dimensione estetica. L’assessore all’Ambiente Stefano Sabbatucci ha sottolineato la portata sociale del progetto: “L’opera realizzata da Andrea Gandini racconta San Cesareo attraverso le sue radici. Oggi non celebriamo soltanto una scultura. Celebriamo la capacità di una comunità di trasformare una perdita in un’opportunità, di custodire la propria memoria e di guardare al futuro senza dimenticare da dove viene“.

Andrea Gandini
Andrea Gandini, opera in viale Marconi (Foto dai canali social di Gandini)

La poetica di Gandini

A 17 anni Andrea Gandini girava per Roma con gli occhi bassi. Mancava la materia prima nella sua bottega, e per le strade capitoline i resti degli abbattimenti marcivano sull’asfalto. Da quella coincidenza è nata la sua prima opera e una ricerca sul confine tra scarto e memoria collettiva.

Il nucleo concettuale del suo lavoro rimane identico nel tempo. “Scolpire un albero abbattuto significa erigere una lapide per un individuo vegetale“, spiega Gandini. “Gli alberi possono essere di sesso maschile o femminile, si nutrono, vanno in letargo e si accoppiano“, attraversano i secoli accumulando memoria storica, e troppo spesso la burocrazia urbana li tratta come rifiuti ingombranti una volta terminato il ciclo vitale. L’intervento scultoreo blocca la rimozione visiva e restituisce alla comunità ciò che rischiava di sparire.