Centri migranti in Albania, verso l’ok della Corte UE ma a una condizione: “Garantire i diritti”

L'avvocata UE Medina promuove i centri migranti in Albania, ma avverte sui diritti. Attacco di Schlein sui costi: 370mila euro a migrante

Centri migranti in Albania, altro sì. Il Protocollo Italia-Albania supera un altro esame cruciale a Bruxelles, incassando un parere favorevole che potrebbe ridisegnare le politiche migratorie dell’Unione Europea. L’Italia, al pari di qualsiasi altro Stato membro dell’UE, ha il diritto di aprire centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) fuori dai confini comunitari, come quelli già realizzati a Shengjin e Gjader.

L’avvocata UE Medina promuove i centri migranti in Albania, ma avverte sui diritti. Attacco di Schlein sui costi: 370mila euro a migrante

A stabilirlo è Laila Medina, avvocata generale della Corte di Giustizia dell’UE, nel suo parere giuridico sul ricorso sollevato dalla Corte d’Appello di Roma circa la competenza dell’Italia a stipulare l’accordo con Tirana. Sebbene le conclusioni dell’avvocata generale non siano vincolanti, storicamente anticipano l’orientamento della sentenza definitiva attesa nei prossimi mesi.

!Nessuna disposizione del diritto dell’Unione si pronuncia sulla localizzazione geografica dei luoghi di trattenimento dei richiedenti protezione internazionale. Di conseguenza, gli Stati membri restano liberi di situare tali centri nel territorio albanese senza invadere la competenza esclusiva dell’Unione”, le parole di Laila Medina, una degli avvocati generali della Corte di Giustizia UE.

Il modello Italia e la strategia UE sull’esternalizzazione dei Cpr

Per la seconda volta in un mese e mezzo — dopo l’opinione espressa ad aprile dal collega Nicholas Emiliou su un ricorso separato — i consulenti giuridici di Lussemburgo confermano la validità del piano del governo italiano.

Si tratta di una sponda giuridica fondamentale per le cosiddette “soluzioni innovative” basate sull’esternalizzazione delle frontiere. Una strategia che sta diventando il nuovo pilastro dell’UE, specialmente in vista della nuova stretta sui rimpatri attesa subito dopo l’estate, che permetterà agli Stati membri di concordare con Paesi terzi l’apertura di veri e propri hub per le espulsioni.

Un successo rivendicato in Parlamento dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in vista del Consiglio europeo: «L’Italia ha indicato la strada e oggi l’Europa la sta percorrendo».

Il nodo dei diritti: “Nessuno sconto sugli standard europei”

Se la localizzazione geografica dei Cpr in Albania è legittima, la discrezionalità dell’Italia si azzera quando si parla di diritti e garanzie dei richiedenti asilo. L’avvocata Medina ha lanciato un avvertimento chiaro: le direttive europee impongono un’armonizzazione completa delle tutele minime, sotto le quali non è possibile scendere.

Secondo il parere legale, l’attuale protocollo presenta delle criticità su diversi fronti:

  • Colloqui e difesa: vanno garantiti la riservatezza delle comunicazioni con legali e familiari e il libero accesso degli avvocati ai centri.
  • Spese legali: è necessario prevedere il rimborso delle spese di viaggio per gli avvocati che si recano in Albania.
  • Tempi di trattenimento: il diritto UE impone l’obbligo di rilascio immediato della persona trattenuta alla scadenza del termine di convalida.

Lo scontro politico, Schlein attacca sui costi: “370mila euro a migrante”

Il parere della Corte UE ha riacceso immediatamente lo scontro politico a Roma. Durante le comunicazioni della premier alla Camera, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha attaccato duramente i costi dell’operazione Albania.

«Ci avete detto che i centri in Albania costano 140 milioni all’anno e che in due anni sono stati trattenuti solo 536 migranti», ha incalzato la leader del Pd rivolgendosi direttamente a Meloni. «È facile fare il conto: significa 370.000 euro a migrante a cui sono stati calpestati i diritti. Altro che i famosi 35 euro al giorno dell’accoglienza. Avreste pagato l’accoglienza in Italia per 30 anni con quello che avete speso per deportarli in Albania».