Falsi mandati di cattura e minacce WhatsApp: donna finisce nella trappola ordita per toglierle 3,5 milioni di euro

Un'impronta invisibile stanata dal Ris mette fine alla fuga del complice: caccia aperta al resto della banda dei falsi mandati di cattura 

Una maxi truffa da 3,5 milioni e mezzo di euro ai danni di una donna di 66 anni, si è consumata a Roma attraverso minacce e falsificazioni informatiche. A costruirla una banda di complici che avevano pianificato il colpo nei minimi dettagli, utilizzando sofisticati sistemi di camuffamento informatico del numero per far apparire la chiamata come se provenisse dalla Questura di Roma.

Un’impronta invisibile stanata dal Ris mette fine alla fuga del complice: caccia aperta al resto della banda dei falsi mandati di cattura

L’antefatto di questa torbida vicenda risale allo scorso 21 aprile, quando la vittima, residente nel quartiere Salario, era stata agganciata telefonicamente da finti agenti della Polizia di Stato. I malviventi avevano pianificato il colpo nei minimi dettagli, utilizzando sofisticati sistemi di camuffamento informatico del numero per far apparire la chiamata sul display della vittima come se provenisse realmente dalla Questura di Roma, azzerando così ogni iniziale sospetto.

La violenza psicologica e le minacce ordite dai truffatori

Una volta ottenuto l’aggancio, i criminali hanno fatto precipitare la donna in uno scenario inquietante e claustrofobico. Le hanno paventato il coinvolgimento diretto in una presunta e grave indagine per rapina in gioielleria, sostenendo che l’atto criminoso fosse stato commesso a bordo dell’autovettura appartenuta al suo defunto padre.

Per schiacciare ogni resistenza psicologica e rendere credibile il raggiro, i truffatori hanno inviato alla vittima sulla piattaforma WhatsApp falsa documentazione giudiziaria che la indicava formalmente come indagata.

Sotto il peso di queste pesanti minacce, i finti poliziotti le hanno intimato di non parlare assolutamente con il coniuge, isolandola da ogni supporto affettivo. Successivamente, le hanno prospettato l’assoluta necessità di far verificare tutti i gioielli e i valori in suo possesso a un sedicente perito del Tribunale, che si sarebbe presentato a breve a casa sua per i controlli di rito.

In preda al panico totale, la donna ha consegnato ai complici giunti alla porta una scatola di gioielli, 650 euro in contanti, 3mila dollari, 2500 franchi svizzeri e un’intera borsa prelevata da una cassetta di sicurezza stracolma di monili storici, per un danno monumentale.

La svolta scientifica nelle indagini dei Carabinieri

La reazione investigativa dei Carabinieri della Stazione di Roma Salaria è stata immediata. La svolta decisiva nelle indagini è arrivata grazie ai rilievi scientifici sul campo, durante i quali i militari sono riusciti a isolare un’impronta digitale latente lasciata dall’autore del reato sulla carrozzeria dell’autovettura della vittima.

Gli accertamenti biologici e comparativi del Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma, hanno permesso di dare un nome e un volto a quella traccia, identificando l’indagato.

La responsabilità del giovane è stata poi blindata attraverso un apposito riconoscimento fotografico da parte della vittima. I gravi indizi raccolti hanno consentito alla Procura della Repubblica di Roma di richiedere e ottenere dal Tribunale l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa il 3 giugno di quest’anno.

Il ventiduenne, è stato poi rintracciato a Napoli nel quartiere Bagnoli, con il supporto della locale Compagnia, e tradotto nel carcere di Poggioreale. Le indagini proseguono senza sosta per identificare i complici di questa spietata associazione a delinquere, ferma restando la presunzione di innocenza dell’indagato fino a eventuale condanna definitiva.