“È a Ginevra per la cataratta”: il castello di bugie del figlio che ha ucciso e murato la madre a Roma

Francesco Oliveto viveva alle spalle di Vittoria Maria Rosa De Donato. Dopo aver ucciso la mamma a colpi di mattarello, l'ha murata in un loculo di cemento inventando scuse con i vicini

Un furgone della polizia mortuaria
La polizia mortuaria

Ha ucciso la madre a colpi di mattarello, ne ha trascinato il corpo in cantina e lo ha murato dentro un loculo di cemento. Poi, per una settimana intera, ha continuato a vivere nella stessa casa, a pochi metri da quell’orrore, inventando un castello di bugie per nascondere il delitto ai vicini.

Francesco Oliveto viveva alle spalle di Vittoria Maria Rosa De Donato. Dopo aver ucciso la mamma a colpi di mattarello, l’ha murata in un loculo di cemento inventando scuse con i vicini

“Mamma è partita per la Svizzera, è a Ginevra per operarsi alla cataratta”, ripeteva Francesco Oliveto, 48 anni, a chiunque domandasse dove fosse finita Vittoria Maria Rosa De Donato, 78 anni.

Una farsa agghiacciante, crollata solo ieri quando i carabinieri hanno bussato alla porta della villetta di via Macchiagodena, a Villaggio Prenestino, nella periferia est di Roma, e l’uomo è crollato: L’ho ammazzata io“.

Dietro quella muraglia di bugie e cemento, emerge il ritratto di una tragedia annunciata: una storia di isolamento, violenza sommersa e di un figlio disoccupato che viveva alle spalle della pensione della madre.

Il muro di cemento e la farsa dei viaggi all’estero

Per sette giorni, Francesco Oliveto ha camminato sopra il proprio segreto. Dopo aver ucciso la madre al culmine dell’ennesima lite, ha atteso il favore della notte per trascinare il cadavere nella rimessa della palazzina. Lì, nella notte tra il 29 e il 30 maggio, ha improvvisato il mestiere di muratore, sigillando il corpo della donna all’interno di un parallelepipedo di mattoni e cemento.

Poi è iniziato il teatro dell’assurdo con i vicini di casa. A chi chiedeva dove fosse finita l’anziana, l’uomo offriva versioni rassicuranti quanto bizzarre, tradite da una fretta sospetta: “È andata a Potenza con l’autista“, diceva a uno.

Mamma è partita per la Svizzera, è a Ginevra per operarsi alla cataratta. Non chiamatela, rischia di essere disturbata“, spiegava a un altro.

Troppo strano per essere vero. Le crepe in quel racconto hanno spinto i condomini – che ben conoscevano le dinamiche tossiche di quell’appartamento al secondo piano – a dare l’allarme.

Ieri, quando i carabinieri della Compagnia di Tivoli e di San Vittorino lo hanno convocato in caserma, il castello di carte è crollato in pochi minuti. “L’ho ammazzata io“, ha sussurrato prima di essere colto da un malore. Poi ha indicato il piazzale: “È lì nella rimessa“.

Chi sono la vittima e il carnefice: una vita alle spalle di Maria

La chiave del delitto, coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri, è racchiusa tutta nel profilo di Francesco Oliveto.

Un uomo descritto dal quartiere come isolato, senza amici, senza un impiego. Un’esistenza passata a gravare interamente sulla pensione della madre, che lo rimproverava per quella cronica mancanza di iniziativa. Un parassitismo economico che nel tempo si era trasformato in rabbia pura, sfogata tra le mura domestiche.

Non era la prima volta che Oliveto alzava le mani. In passato le forze dell’ordine erano già dovute intervenire per contenere i suoi improvvisi scatti d’ira – prima diretti contro l’ex moglie, poi contro la madre – anche se l’uomo non risulta censito dalle strutture psichiatriche.

Vittoria Maria Rosa, che tutti nel quartiere Villaggio Prenestino chiamavano affettuosamente Maria, subiva in silenzio. “La trattava malissimo, l’aveva già picchiata ma lei non voleva denunciare per proteggerlo“, sussurrano ora le vicine.

L’anziana accarezzava il sogno di scappare, di tornare dai parenti a Potenza per sottrarsi a quel figlio violento. Non ha fatto in tempo.

La dinamica: un’agonia interrotta dal mattarello

La mattina del 29 maggio l’ennesimo scontro, probabilmente per motivi di denaro. Oliveto ha spinto la madre, facendola cadere violentemente con la testa contro il tavolo. Ma non si è fermato lì. Mentre la donna si trovava a terra, agonizzante, il 48enne ha impugnato un mattarello da cucina e l’ha colpita ripetutamente, fino a ucciderla.

Ieri i vigili del fuoco hanno dovuto abbattere quel loculo abusivo in cantina per restituire il corpo della donna alla giustizia; sul cadavere è stata disposta l’autopsia per confermare i dettagli dell’orrore.

Francesco Oliveto si trova ora nel carcere di Rebibbia, accusato di omicidio e occultamento di cadavere. Nel quartiere resta lo sconcerto e il rimorso di chi quel “tonfo fortissimo” lo aveva sentito, sperando, per una settimana, di essersi sbagliato