Le detenute di Rebibbia in scena al Teatro Nazionale di Roma: lo spettacolo “Desdemona” (VIDEO)

Prima volta assoluta per le detenute di Rebibbia sul palcoscenico del Teatro Nazionale di Roma per rappresentare Desdemona

Per la prima volta nella storia dell’istituto penitenziario femminile di Rebibbia, cinque detenute hanno lasciato le mura carcerarie per salire sul palco del Teatro Nazionale di Roma. Le protagoniste – Maria Doro, Taclizia, Irina e Lucia – si sono esibite come attrici nello spettacolo “Desdemona”, davanti a una sala gremita.

Prima volta assoluta per le detenute di Rebibbia sul palcoscenico del Teatro Nazionale di Roma per rappresentare Desdemona

L’iniziativa si inserisce nel progetto “Le donne del Muro Alto”, promosso dal 2013 da Le donne del Muro Alto, che attraverso laboratori e percorsi teatrali coinvolge donne detenute in attività artistiche e formative. A guidare il lavoro è la regista e mediatrice culturale Francesca Tricarico.

Lo spettacolo rappresenta una rielaborazione al femminile dell’“Otello” di Shakespeare e Verdi, con un focus sul potere della parola e sulle sue conseguenze nei rapporti umani e nelle dinamiche di potere.

A parlare è la regista Francesca Tricarico: “Abbiamo scelto Desdemona perché sentivamo la necessità di parlare del potere manipolatorio della parola che, in carcere, risuona ancora più forte. Le parole che pronunciamo con le nostre compagne di detenzione, con l’istituzione, con la famiglia. Da lì nasce poi l’Otello, perché Desdemona è tratta dall’Otello. Abbiamo l’eco della guerra, che è fortemente e tristemente attuale, e nasce anche dalla rabbia nei confronti del rischio di abituarci agli orrori che vediamo quotidianamente, delle guerre e delle occupazioni in corso, e del silenzio e dell’indifferenza verso ciò che consideriamo altro da noi, e tra questo altro anche il carcere.”

Le detenute hanno raccontato anche il valore personale e collettivo dell’esperienza, sottolineando il senso di responsabilità verso il progetto e verso le compagne rimaste in istituto.

Una delle detenute andate in scena ha espresso la gioia di aver potuto recitare:“Abbiamo pensato a quello che dovevamo andare a fare e al senso di responsabilità sia verso lo spettacolo, sia verso la nostra regista, sia verso tutte le nostre compagne che non sono potute uscire.”

Una delle partecipanti ha interpretato il personaggio della Cieca, figura segnata da una condizione non naturale ma imposta da una violenza subita, simbolo di dolore ma anche di resilienza.

Proseguendo, la detenuta ha raccontato la sua esperienza teatrale:“Ho interpretato la Cieca, una donna che non è cieca dalla nascita, ma è stata resa così da un uomo. È un personaggio che, nonostante il dolore, riesce anche a fare una battuta e a far sorridere. E questo mi è piaciuto molto, perché anch’io un po’ sono così: riesco a sorridere anche nei problemi.”

Grande soddisfazione anche per la collaborazione con il mondo teatrale professionale. Una partecipante dell’Accademia dell’Opera di Roma ha raccontato l’esperienza positiva del progetto.

In conclusione una delle attrici dell’accademia racconta la sinergia vissuta sul palco: “Per me è la prima volta collaborare con questo progetto e sono molto contenta di aver abbracciato questa realtà meno conosciuta. C’è un bel lavoro dietro e si è creata un’energia pazzesca. Siamo state accolte molto bene.”

Lo spettacolo “Desdemona” si conferma così non solo un evento artistico, ma anche un percorso di inclusione, crescita personale e apertura del carcere verso l’esterno, capace di trasformare il teatro in uno spazio di libertà e confronto umano.

Servizio Video di Gloria Piccioli