Il Gup del Tribunale di Roma ha condannato in primo grado Tancredi Antoniozzi, figlio 23enne del deputato di Fratelli d’Italia, Alfredo Antoniozzi. Il giovane è stato riconosciuto colpevole dei reati di rapina aggravata e tentata estorsione ai danni di un coetaneo della Roma ‘bene’ cui era stato sottratto con violenza un Rolex Daytona del valore di 15mila euro.
Antoniozzi junior condannato dal Tribunale di Roma in primo grado, era la mente di una gang specializzata nella rapina di orologi di marca
La sentenza di condanna alla reclusione per la durati di sei anni e quattro mesi è stata pronunciata oggi, venerdì 5 giugno, a conclusione del dibattimento con rito abbreviato e accoglie le pesanti richieste avanzate dal pubblico ministero in relazione ai reati oggetto di contestazione.
Le condanne
Secondo l’accusa Antoniozzi jr e i suoi complici avrebbero messo a segno il colpo ai danni di un conoscente che, all’epoca dei fatti, risiedeva in via Cavalier D’Arpino nel quartiere romano dei Parioli.
Gli altri due imputati di aver fatto parte del gruppo di rapinatori sono David Cesarini e Manuel Fiorani condannati, rispettivamente, a cinque anni e otto mesi e a tre anni di reclusione. Prosciolto, invece, per non aver commesso il fatto Michael Giuliano.
La sentenza certifica il ruolo di vertice assunto all’interno della gang da Tancredi Antoniozzi che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, aveva assunto il ruolo di mente di una batteria di malviventi specializzati nella rapina di preziosi orologi di marca nei quartieri della Roma bene.
La banda, infatti, centrava i suoi obiettivi con meticolosa precisione grazie a una strategia strutturata che partiva dal web.
I bersagli individuati sul Web
Seguiva una fase di studio dei movimenti, definita dallo stesso Antoniozzi nelle intercettazioni come un vero e proprio “stalking”. Poi si passava all’azione: i colpi venivano messi a segno tra Roma Nord e i Parioli, puntando soprattutto sui modelli più prestigiosi, a iniziare dai Rolex Daytona.
A incastrare il 22enne sono state, in primo luogo, le parole impresse nelle intercettazioni registrate a suo carico durante le indagini. Nelle carte dell’ordinanza di rinvio a giudizio, firmata dalla gip Emanuela Attura, emerge tutta la “spregiudicatezza” del giovane: “Mi studio dove abitano, me le seguo il pomeriggio quando escono dalla palestra per fargli poi le rapine… sto gasato oggi”, diceva Antoniozzi in una delle telefonate.
La rapina e il tentativo di estorsione
L’episodio centrale dell’inchiesta risale all’11 dicembre 2024. Un ragazzo, che passeggiava con il suo barboncino in via Cavalier d’Arpino, era stato affrontato da David Cesarini sotto minaccia di un coltello da cucina. Bottino della rapina il Rolex Daytona che il ragazzo portava al polso.
Antoniozzi, secondo l’accusa, avrebbe coordinato l’agguato dall’auto poco distante e avrebbe poi tentato di estorcere alla vittima 8mila euro con la scusa di “aiutarlo” a recuperare l’orologio. Di qui l’accusa di tentata estorsione che ha appesantito l’elenco dei carichi pendenti.
Il castello accusatorio è stato poi confermato grazie alla confessione di Manuel Fiorani che ha deciso di collaborare con la polizia dopo aver subito pesanti minacce da Antoniozzi. “Sto andando ad ammazzare di botte tua madre”, lo aveva minacciato il leader del gruppo per evitare che parlasse.
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E’opportuno ricordare che qualsiasi persona denunciata, fermata, arrestata, indaga o rinviata a giudizio in ogni stato e grado del procedimento penale deve essere considerata innocente sino alla pronuncia di una sentenza di condanna definitiva nei suoi confronti.


















