Sono trascorsi cinque mesi da quando circa 50 famiglie hanno occupato l’ex scuola di via Taggia, nella zona di Torrecchia, a Roma. All’interno della struttura vivono circa 120 persone, tra italiani e stranieri, che prima si trovavano nella ex scuola Liberato Palenco a Ponte Mammolo e, ancora prima, all’istituto Croce Rossa.
Da cinque mesi decine di famiglie vivono nell’ex scuola di via Taggia a Roma, tra riqualificazione degli spazi, solidarietà e richiesta di alloggi popolari
Secondo quanto raccontano gli occupanti, il trasferimento sarebbe avvenuto per consentire l’avvio di lavori nelle strutture precedenti, interventi che però non sarebbero mai partiti.
“Il motivo per cui ci avevano mandato via è che dovevano iniziare dei lavori. Adesso invece, a quanto abbiamo saputo, dicono che i soldi non ci sono”, spiega Anna Sabatini, membro del ‘Movimento per il diritto all’Abitare’
Nel frattempo, le famiglie stanno portando avanti una vera e propria riqualificazione dell’edificio, abbandonato dal 2016 e segnato anche dall’incendio della palestra avvenuto nel 2022.
“Da cinque mesi stiamo lavorando per risistemare tutto”, come confermato da Anna Maria Sabatini.
All’interno della struttura sono nate anche diverse attività sociali e formative. Alcuni volontari del quartiere hanno organizzato corsi di italiano per gli adulti stranieri, mentre per i bambini è stata avviata una piccola scuola interna.
“Ci sono adulti che non sanno parlare italiano, quindi abbiamo organizzato corsi il sabato mattina con maestre volontarie della zona”, spiegano gli occupanti.
Non sono mancate polemiche e tensioni nel quartiere. Il mese scorso era stato organizzato un sit-in contro l’occupazione, ma secondo i residenti della struttura l’iniziativa non avrebbe avuto partecipazione.
“C’erano solo i blindati della polizia. Noi invece abbiamo organizzato una merenda sociale per far vedere al territorio chi siamo e cosa facciamo”, raccontano.
L’obiettivo dichiarato resta quello di ottenere una casa popolare per tutte le famiglie presenti nell’ex scuola.
“Noi non ce ne andiamo fino a quando queste famiglie non avranno una casa popolare”, ribadiscono.
Tra le storie raccontate c’è anche quella di un uomo che ha perso il lavoro e non è più riuscito a sostenere il costo di un affitto a Roma: “Avevo un lavoro regolare, poi l’azienda ha fallito. Non ce la fai a pagare affitti da 600 o 700 euro”, spiega.
Le condizioni iniziali della struttura erano molto difficili. Gli occupanti raccontano di aver affrontato freddo e degrado durante le prime settimane, prima di iniziare i lavori di sistemazione.
“Quando siamo entrati era tutto rotto. Abbiamo sofferto tanto il freddo. Il quartiere però ci ha aiutato”, racconta un residente che oggi collabora ai lavori di manutenzione interna.
Alla domanda sul futuro, la risposta resta semplice ma chiara: “Casa per tutti quanti”.
Servizio Video di Gabriella Rita Tesoro


















