Scoppia il caso sul trasferimento dell’auto di Capaci: la protesta del Sappe e della politica

Il trasferimento dell'auto di Capaci da Roma a Palermo scatena la protesta. Il Sappe: "La memoria non si sposta come un mobile"

traferimento dell'auto di capaci, dalla scuola di formazione della polizia penitenziaria a Palermo
La teca nella quale è attualmente conservata l'auto della strage di Capaci

Scoppia un caso attorno al trasferimento dell’auto di Capaci dalla Scuola di Formazione del personale Penitenziario “Giovanni Falcone” di Roma al complesso di Palazzo Jung a Palermo. La decisione di spostare la Fiat Croma della scorta del magistrato Giovanni Falcone, fatta esplodere nell’attentato del 23 maggio 1992 — ha immediatamente acceso il dibattito sul tema.

Il trasferimento dell’auto di Capaci da Roma a Palermo scatena la protesta. Il Sappe: “La memoria non si sposta come un mobile”

La contrarietà all’iniziativa, fortemente voluta dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, è stata espressa in prima battuta dal sindacato di Polizia Penitenziaria Sappe, trovando subito una sponda politica di peso. Una posizione critica che è stata infatti ripresa e fermamente sostenuta anche dal Dipartimento Carceri e Polizia Penitenziaria della Lega Lazio, che ha lanciato un appello ai vertici del Partito per un intervento nel merito.

Trasferimento dell'auto di capaci a Palermo
La Fiat Croma di Capaci, conservata presso la o la Scuola di Formazione della Polizia penitenziaria “Giovanni Falcone”

La richiesta di sospensione del provvedimento e il valore del recupero

Pur non contestando il valore simbolico di Palermo come destinazione per il trasferimento dell’auto di Capaci, il Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria chiede al Ministro di tornare sui suoi passi e sospendere la decisione. La decisione, infatti, secondo il sindacato sarebbe incomprensibile nel metodo e non condivisibile nel merito. “E’ una scelta profondamente ingiusta nei confronti della Polizia penitenziaria – si legge in un documento indirizzato al Ministro della Giustizia – Quella Croma non era un reperto qualsiasi. Era un relitto destinato, di fatto, all’abbandono. Fu il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, anche grazie all’impegno e alla sensibilità di appartenenti all’Amministrazione e del Corpo, a recuperarlo, proteggerlo, valorizzarlo e restituirlo alla memoria pubblica del Paese“. Un’attività di recupero e custodia dell’oggetto e della memoria che ora viene rivendicato a gran voce, anche in virtù dell’importanza che ha avuto per i giovani, gli allievi agenti, gli operatori della giustizia e le istituzioni in generale. Il legame tra la Scuola di Formazione e la memoria del Falcone, è testimoniato d’altronde già dal nome scelto per l’istituto, intitolato per l’appunto al magistrato brutalmente assassinato dalla mafia insieme a sua moglie Francesca Morvillo e agli agenti della Polizia di Stato Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Le perplessità sulla destinazione e il trasferimento alla fondazione privata

Lo stesso sindacato esprime perplessità anche sulla destinazione dell’auto di Capaci. “Togliere l’auto dalla teca della Scuola – prosegue il documento – significa separare un luogo dal simbolo che ne ha rafforzato identità, missione e memoria. Non si sposta semplicemente una teca. Si sposta un pezzo di storia istituzionale. Ancora più grave appare la destinazione ipotizzata: il trasferimento da un sito istituzionale dello Stato a un sito privato, riconducibile a una Fondazione privata“.

Le critiche del Sappe sulla nuova sede: “La memoria non è un arredo istituzionale”

In merito alla nuova collocazione dell’auto della strage di Capaci, inoltre, il SAPPE si domanda quale vantaggio concreto possa derivare per la memoria di Falcone e delle altre vittime di Capaci dal collocamento nella nuova sede prevista. “La memoria – sottolinea la sigla sindacalenon è arredamento istituzionale. Non si sposta come un mobile da una stanza all’altra. La memoria pubblica ha bisogno di luoghi coerenti, di continuità, di rispetto e di motivazioni trasparenti“.

La richiesta di trasparenza del Sappe e la permanenza a Roma

A fronte di tali criticità, la sigla sindacale chiede la massima trasparenza sull’intera operazione, domandando che vengano resi pubblici gli atti, le motivazioni, i costi e le reali condizioni del trasferimento. L’obiettivo del Sappe è quello di garantire che la teca della Croma della strage di Capaci non si muova da Roma e rimanga presso la Scuola di Formazione della Polizia Penitenziaria “Giovanni Falcone”, dove da anni svolge una funzione civile, formativa e istituzionale giudicata insostituibile.

L’intervento della Lega e la tutela dell’identità del Corpo

Sulla stessa posizione anche il Coordinatore regionale del Dipartimento Carceri e Polizia Penitenziaria della Lega Lazio, Luigi Zaccaria. Secondo il politico la decisione di Nordio rischia di disperdere e vanificare i frutti di anni di intenso impegno da parte delle istituzioni. “Ci sentiamo defraudati di un simbolo che abbiamo restaurato con rispetto – dichiara in una nota Zaccaria. Nella Scuola di Roma, l’auto rappresenta l’unico luogo di memoria in cui il Corpo della Polizia Penitenziaria può onorare i propri caduti per mano mafiosa. Privarcene significa colpire l’identità dei nostri operatori. Inoltre, la collocazione nella Capitale garantisce la massima accessibilità logistica a tutti i cittadini, rendendo il veicolo un patrimonio dell’intera comunità nazionale”.

Trasfrimento dell'auto di capaci da roma a palermo

L’appello ai vertici della Lega e l’ipotesi di una petizione popolare

Di fronte alla possibilità del trasferimento dell’auto di Capaci, il Dipartimento Lazio ha lanciato anche un appello direttamente ai vertici della Lega, chiedendo un intervento tempestivo per sollecitare una riconsiderazione del provvedimento ministeriale. La mobilitazione potrebbe presto estendersi anche alla cittadinanza: lo stesso Zaccaria ha infatti annunciato la disponibilità a lanciare una petizione popolare per difendere un presidio di memoria che, secondo il coordinatore, non può essere decontestualizzato o ridotto a mero strumento commerciale.

La storia dell’automobile di Capaci

La storia della vettura è segnata da un lungo percorso di recupero e tutela: l’autovettura, che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria mise a disposizione del giudice Falcone e che divenne poi l’oggetto dell’attentato di Capaci, è custodita a Roma dal 2012. I resti erano stati recuperati dagli uomini del G.O.M. (Gruppo Operativo Mobile) all’interno di una rimessa di Cuneo, dove versavano in stato di totale abbandono. Anni dopo, il veicolo venne restaurato per volontà dell’allora Generale Enrico Ragosa, oggi deceduto e a quei tempi fedele collaboratore dello stesso magistrato. Attualmente, l’autovettura è custodita in una teca dotata di speciali accorgimenti, con aria a temperatura e umidità costante per evitare qualsiasi forma di deterioramento.

Lo scorso mese, l’auto della scorta che precedeva quella guidata da Giovanni Falcone, anch’essa devastata dall’esplosione causata dall’attentato mafioso del 1992, è stata esposta a Civitavecchia. Puoi vedere il video dell’evento cliccando su questo link.