Una rete capillare e diversificata, capace di muoversi agilmente tra i palazzi popolari del Quarticciolo e i circuiti di “drug delivery” su quattro ruote. Era il sistema smantellato dai Falchi della Polizia di Stato, che con tre diversi sistemi di spaccio, portava tra i quartieri Prenestino e Tiburtino III fiumi di cocaina.
Le nuove frontiere dello spaccio di cocaina tra i lotti di Roma est: smantellata la catena di montaggio con le vedette nei palazzi popolari
L’azione investigativa dei Falchi ha permesso di svelare una vera e propria filiera criminale gerarchizzata e organizzata nei minimi dettagli all’interno dei palazzi popolari del Quarticciolo.
In questo quadrante della Capitale, i primi tre pusher finiti in manette avevano strutturato un metodo di lavoro diviso in ruoli ben definiti per ridurre al minimo i rischi legati ai controlli. Il primo uomo della catena gestiva il contatto diretto con gli acquirenti e curava materialmente la fase della consegna della sostanza.
Il secondo complice aveva il compito di rifornirlo costantemente, recuperando gli involucri di droga precedentemente occultati all’esterno, nello specifico dietro un muretto posizionato sotto un vaso in un’aiuola.
Il terzo uomo, infine, coordinava l’intera filiera criminale monitorando dall’alto la scena per intercettare l’eventuale arrivo delle forze dell’ordine e recuperando contestualmente gli incassi delle singole cessioni. Al termine del blitz, gli agenti hanno sequestrato un centinaio di involucri di cocaina.
Il sistema del drug delivery su quattro ruote
Nel secondo metodo criminale incentrato sul pendolarismo della droga e sulle consegne a domicilio, l’attività dei pusher è stata intercettata a bordo di un veicolo, svelando un sistema di nascondigli diffusi, studiati per avere le dosi sempre a portata di mano del conducente in caso di controlli stradali lampo.
Le dosi di cocaina venivano occultate nella maniglia reggi mano posizionata sul lato guida, all’interno del vano portaoggetti e persino nella fessura dell’accendisigari, mente in una seconda base di smistamento su quattro ruote al Tiburtino III, gli involucri – circa 50 – si trovavano all’interno dello sportello lato guida.
L’hub domestico e il retrobottega a Pietralata
L’ultimo filone dell’operazione poi, ha acceso i riflettori su via dell’Alabastro, nel quartiere Pietralata, dove veniva gestiva un’attività in stile “casa e bottega”. L’uomo è stato colto in flagrante mentre concludeva una cessione direttamente sotto la propria abitazione.
La successiva perquisizione domiciliare ha permesso ai Falchi di scoprire un vero e proprio “retrobottega” della droga. L’appartamento non era una semplice dimora, ma un punto logistico di lavorazione, confezionamento e stoccaggio della cocaina, oltre che un luogo di immediato approvvigionamento: i clienti si presentavano direttamente sul posto, bussando al citofono per reclamare la dose precedentemente concordata.
All’interno della camera da letto, gli agenti hanno trovato in un cassetto e perfino all’interno dei barattoli di marmellata decine di dosi e il materiale per il confezionamento. Cinque uomini e una donna sono finiti in manette. Gli arresti eseguiti sono stati formalmente convalidati dall’autorità giudiziaria.

















