Omicidio di Fregene, la mamma dell’imputata Giada Crescenzi chiamata a deporre dal Pm

Omicidio di Fregene, il processo prosegue domani con l’ascolto dei testimoni indicati dalla parte civile e dal pubblico ministero

Giada Crescenzi, per ora unica indagata dell'omicidio di Fregene

Proseguirà con una lunga carrellata di testimoni l’udienza convocata per domani, giovedì 21 maggio, presso l’Aula bunker di Rebibbia. E’ all’ordine del giorno la continuazione del processo a carico di Giada Crescenzi, la 31enne rinviata a giudizio con rito immediato per l’omicidio di Fregene ai danni di Stefania Camboni, assassinata con decine di coltellate la notte del 15 maggio dello scorso anno.

Omicidio di Fregene, il processo prosegue domani con l’ascolto dei testimoni indicati dalla parte civile e dal pubblico ministero

Anche in questo caso profilo psichiatrico e personologico dell’imputata stanno assumendo una  specifica rilevanza, come accadde per certi versi in quello di Annamaria Franzoni condannata per il delitto del piccolo Samuele a Cogne il 30 gennaio del 2002 da una madre professatasi innocente ma incapace di ricordare quei tragici istanti.

La mamma di Giada sul banco dei testimoni

Nel corso del dibattimento innanzi alla Terza sezione della Corte d’Assise di Roma sarà, infatti, sentita la madre di Giada.

Una deposizione richiesta dal pubblico ministero che punta, evidentemente, ad acquisire anche elementi utili a ricostruire il profilo psicologico della 31enne. Giada ha preso atto delle prove inconfutabili pendenti a suo carico e tanto evidenti da disporne il giudizio immediato, ma non è in grado di ricordare nulla di quanto commise in quella tragica notte.

La pubblica accusa ha ritenuto di sentire la madre di Giada, non ne sappiamo i motivi e, di conseguenza, le domande che le rivolgerà -sottolinea Anna Maria Anselmi che difende l’imputata insieme alla collega Maria Grazia Cappelli- quello che sappiamo è che questa mamma considera inspiegabile il comportamento di una ragazza che è sempre stata a suo dire serena, quieta e tranquilla sia pure con i problemi di crescita e maturazione di tanti altri adolescenti”.

Poi a un certo punto questa crescita ha avuto un’evoluzione ed è sfuggita di mano all’interno di un quadro di sofferenza, ma anche di dipendenza da medicine che possono aver alterato la percezione della realtà portando la nostra assistita non solo al delitto ma anche a cancellarlo dalla sua mente”.

Il percorso carcerario dell’imputata

Intanto, in carcere dove è detenuta dal giorno dell’omicidio, la 31enne sta compiendo un percorso di recupero, sottolinea l’avvocata della difesa, “attraverso il quale sta cercando di ricostruire quanto è successo e di ricucire le fasi che hanno caratterizzato in senso più ampio il suo vissuto”.

Per il momento l’attenzione della giovane è focalizzata sul bisogno di ritrovare se stessa per poter procedere a una valutazione dei suoi comportamenti e di realizzarli e quindi di riuscire in futuro anche a chiedere scusa all’ex fidanzato e a tutti i parenti di Stefania”, rimarca Anselmi.

Quella di domani sarà una lunga udienza, come conferma anche il legale di parte civile Massimiliano Gabrielli. “Abbiamo invertito l’ordine dei testi per far sì che la Corte ascolti prima l’ex fidanzato di Giada, Francesco Violoni, e poi i familiari tra i quali la zia e il fratello in quanto parti lese con pieno diritto a partecipare a tutte le udienze anche se la volta scorsa non avevano potuto essere presenti in Aula. Poi toccherà di nuovo alle testimonianze della pubblica accusa”.

C’è attesa dunque per la deposizione dell’ex fidanzato inizialmente accusato dalla stessa Giada di essere l’autore di un matricidio ma che poi è stato, definitivamente, scagionato dai rilievi tecnici effettuati dagli inquirenti poiché nell’ora presunta del delitto si trovava sul luogo di lavoro, all’aeroporto internazionale di Fiumicino dove prestava servizio notturno di guardia giurata.

Come testimoniato dai carabinieri del Reparto di Investigazioni Scientifiche di Ostia, che hanno analizzato ogni singolo dettaglio della scena del crimine, Giada è da considerarsi, al di là di ogni ragionevole dubbio, l’unica persona implicata nell’assassinio avvenuto al secondo piano della casa di proprietà della vittima, nella notte fra il 14 e il 15 maggio dello scorso anno.

I movimenti dell’imputata

I militari dell’Arma hanno illustrato i movimenti dell’imputata dopo aver soppresso la vittima. Un’attività di depistaggio con cui ha tentato di simulare in modo grossolano e non credibile un tentativo di furto o rapina finito male, ma anche di occultamento dell’arma del delitto a distanza di poche centinaia di metri.

I carabinieri, attraverso l’esame della centralina dell’autovetture e delle telecamere in zona sono stati in grado di ricostruire gli spostamenti della 31enne che, alle 6.00 di quella mattina è uscita di casa con un fagotto contenente l’arma del delitto e i guanti in lattice entrambi insanguinati oltre a una felpa, al cellulare di Stefania e alle chiavi della sua auto per andarli, inizialmente, a nascondere con la stessa vettura.

Ma nel corso del dibattimento i giudici dovranno approfondire anche il significato di alcune dichiarazioni di tenore “premonitorio” in cui Giada affermava, testualmente, “magari sentirai parlare al Tg di me che la matta qui mi ha accoltellato, almeno la smetto di stare sempre di merda”. Movente che si inserirebbe nel quadro evidenziato dai familiari della vittima che hanno testimoniato la sussistenza di “comportamenti ostili” di Giada Crescenzi nei confronti della signora Camboni.

Un delitto annunciato

La tesi della difesa è che queste comunicazioni costituirebbero il manifesto di un delitto annunciato scaturito da un ”quadro psicologico e motivazionale ben preciso” e pertanto sintomatico di una premeditazione ricomprendente, già allora, “le modalità esecutive dell’omicidio”, anche se a ruoli invertiti.

Giada, secondo i legali di parte civile, evocava scenari di violenza da arma da taglio anche se prospettandosi come vittima anziché come autrice di un potenziale assassinio.

Attraverso l’analisi del router domestico Tim, collocato nella camera da letto al pian terreno occupata dai due fidanzati, si potranno acquisire come fonti di prova i movimenti dell’imputata e, in particolare, i tempi esatti in cui la giovane si allontanò dall’abitazione per nascondere l’arma del delitto effettuando, tra l’altro, ricerche web “altamente compromettenti” su “come togliere il sangue dal materasso” e “come avvelenare una persona”.

Un quadro di profonda dissociazione mentale

Una volta esaurita l’escussione dei testimoni della pubblica accusa sicuramente non domani ma dopo che Giada sarà ascoltata in Aula la Corte dovrà inoltre pronunciarsi sull’istanza presentata dalle avvocate di Giada, Anna Maria Anselmi e Maria Grazia Cappelli, in base della perizia psichiatrica di parte firmata da Alberto D’Argenio.

Se la perizia farà breccia ai fini della ricostruzione delle condizioni mentali di Giada il tribunale potrebbe decidere di nominare un consulente d’ufficio di propria fiducia che si pronunci in merito alle conclusioni cui è pervenuto il perito della difesa.

Per conoscere la tempistica delle ulteriori fasi del dibattimento occorrerà attendere le decisioni del presidente che fisserà la data dell’udienza successiva ma che secondo anticipazioni potrebbe essere fissata al 14 luglio.

Se sei interessato ad approfondire gli argomenti trattati in questo articolo clicca sulle parole chiave colorate in arancione e accedi alla banca dati di canaledieci.it.