Rosari e oggetti sacri tossici ai pellegrini: sigilli a negozio romano di souvenir religiosi

Guardia di Finanza svela i retroscena di una filiera illecita di oggetti sacri per i pellegrini, da centinaia di migliaia di euro: il business di souvenir religiosi tossici, gestito da un extracomunitario 

Un flusso incessante di pellegrini, turisti e passeggeri che ogni giorno affollano i corridoi dello scalo ferroviario più grande d’Italia, spinti dal desiderio di portare a casa un ricordo sacro della Città Eterna. È su questo immenso bacino di acquirenti che si era innestato il mercato di rosari e oggetti sacri tossici. Un business di souvenir religiosi low cost, tra irregolarità normative e totale assenza di tutele per i consumatori.

Guardia di Finanza svela i retroscena di una filiera illecita di oggetti sacri per i pellegrini, da centinaia di migliaia di euro: il business di souvenir religiosi tossici, gestito da un extracomunitario

Dietro alle vetrine che esponevano rosari, statuette e immagini sacre a prezzi stracciati, si nascondeva  invece una filiera opaca, capace di eludere i rigidi standard di sicurezza imposti dai regolamenti comunitari.

Un business di oggetti di culto che, destinati a entrare in contatto quotidiano con le mani dei fedeli, venivano immessi sul mercato aggirando i canali di certificazione ufficiali, trasformando un potenziale ricordo in un rischio concreto per la salute.

L’ispezione nello scalo ferroviario romano

Questa fitta rete di smercio, è stata intercettata e interrotta dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma. che hanno focalizzato l’attenzione sulle attività commerciali maggiormente frequentate dai pellegrini, a ridosso della Stazione Termini.

Da lì, l’intervento mirato condotto dai baschi verdi del 5° Nucleo Operativo Metropolitano presso un esercizio commerciale gestito da un cittadino extracomunitario. Una volta all’interno del locale, i finanzieri hanno riscontrato la massiccia esposizione di articoli religiosi e souvenir che violavano i requisiti minimi di conformità stabiliti dalla legislazione nazionale ed europea, procedendo immediatamente al blocco della merce.

Sequestrati oltre 6mila articoli privi di tracciabilità

Gli accertamenti approfonditi eseguiti nel negozio, hanno portato poi al sequestro amministrativo di oltre 6mila articoli. La totalità della merce requisita è risultata completamente priva delle indicazioni obbligatorie per legge destinate alla trasparenza e alla tutela del compratore.

Tra gli scaffali sono stati rinvenuti prodotti sprovvisti delle informazioni sull’identità del produttore, delle tabelle relative alla composizione merceologica e dei dati sulla provenienza geografica dei materiali.

Elemento ancora più grave in termini di sicurezza, i souvenir religiosi erano del tutto privi delle avvertenze per l’uso in italiano, un obbligo tassativo per qualsiasi oggetto immesso nei circuiti di vendita nazionali.

La stangata finanziaria e la strategia antiraggiro

Per il titolare dell’attività commerciale sono scattate contestazioni amministrative pesantissime, con sanzioni pecuniarie calibrate fino a 25mila euro, una cifra che sarà quantificata in misura proporzionale all’imponente volume di merce irregolare sottratta al mercato.