Cotral e Metromare a rischio per uno sciopero nazionale di 24 ore proclamato dal sindacato Usb

Cotral e Metromare a rischio per uno sciopero nazionale di 24 ore del personale che aderirà alla protesta indetta dal sindacato Usb

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Immagine di repertorio

Cotral e Metromare a rischio per uno sciopero nazionale di 24 ore che è stato proclamato dal sindacato Usb e coinvolgerà l’intero sistema di trasporto dell’azienda pubblica di trasporto di proprietà della Regione Lazio.

Cotral e Metromare a rischio per uno sciopero nazionale di 24 ore del personale che aderirà alla protesta indetta dal sindacato Usb

Una nuova agitazione sindacale indetta dall’USB rischia di paralizzare il trasporto extraurbano, mettendo a dura prova la mobilità regionale. L’azienda Cotral ha comunicato che il servizio potrà subire riduzioni o soppressioni significative, lasciando migliaia di utenti nel limbo dell’incertezza.

Orari e fasce di garanzia

Il braccio di ferro tra sindacati e azienda seguirà un cronoprogramma preciso. I disagi maggiori si concentreranno in due segmenti orari di lunedì 18 maggio: dalle ore 8.30 alle ore 17.00 e dalle ore 20.00 fino a fine servizio. Per limitare l’impatto sui lavoratori e sugli studenti, saranno attive le consuete fasce di garanzia: i bus circoleranno regolarmente dall’inizio del servizio fino alle 8.29 e nel tardo pomeriggio, dalle 17.00 alle 19.59. L’azienda invita a consultare il sito ufficiale per aggiornamenti in tempo reale.

Le ragioni della protesta

Se il cuore della mobilitazione resta la difesa del potere d’acquisto, con la richiesta di interventi strutturali su salari e pensioni e l’introduzione di un salario minimo contrattuale, le motivazioni di questo sciopero travalicano i confini del deposito bus.

Il sindacato USB ha infatti inserito nel documento di proclamazione istanze di forte matrice politica e internazionale. Tra queste, spicca la richiesta di interrompere i piani di riarmo per dirottare le risorse verso i servizi pubblici e le politiche abitative. Ma non solo: la protesta assume una connotazione geopolitica netta, chiedendo l’interruzione dei rapporti con lo Stato di Israele e un embargo totale sulle tecnologie “dual use”. Infine, si preme per un decreto urgente che riconosca l’obiezione di coscienza nei casi previsti dalla legge.

I precedenti

Resta da vedere quale sarà l’effettiva adesione del personale. I dati storici offrono uno scenario incerto: in occasione dell’ultima protesta analoga, indetta il 24 febbraio dello scorso anno, la partecipazione dei lavoratori si era attestata al 23%. Una cifra significativa, ma non tale da determinare il blocco totale. La sfida, ora, è capire se il malcontento sociale degli ultimi mesi spingerà la percentuale verso l’alto, aggravando i disagi per il territorio.

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