Omicidio Diabolik, ribaltone in Appello: assolto Raul Calderon

Diabolik, cade l'ergastolo per Calderon: assolto in Appello l'argentino accusato dell'esecuzione

Fabrizio Piscitelli detto Diabolik, in uno scatto allo stadio

Il delitto più clamoroso della mala romana degli ultimi anni, l’omicidio Diabolik, torna a essere un mistero senza un nome. La Corte d’Assise d’Appello di Roma ha ribaltato la sentenza di primo grado, assolvendo Raul Esteban Calderon dall’accusa di essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, più noto come “Diabolik”.

Diabolik, cade l’ergastolo per Calderon: assolto in Appello l’argentino accusato dell’esecuzione

Per i giudici, l’argentino (conosciuto anche come Gustavo Alejandro Musumeci) “non ha commesso il fatto”. Cade così l’ergastolo inflitto il 26 marzo 2025: un verdetto che lascia gelata l’aula, dove erano presenti la madre e la sorella dell’ex capo degli Irriducibili della Lazio, ucciso il 7 agosto 2019 con un colpo alla nuca nel Parco degli Acquedotti.

Il “ragionevole dubbio” che ha cancellato l’ergastolo

Nonostante nel mondo di sotto capitolino si ripetesse come un mantra che “lo sa tutta Roma, è stato lui”, per i giudici di secondo grado gli indizi raccolti non hanno superato lo scoglio del ragionevole dubbio.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Eleonora Nicla Moiraghi e Gian Domenico Caiazza  ha scardinato i pilastri dell’accusa.

Le immagini riprese da una telecamera privata, che mostravano un killer travestito da runner, sono state ritenute di qualità insufficiente per una prova certa.

L’arma del delitto: una 9×21 mai ritrovata, che secondo la Procura era stata rubata dall’ex compagna di Calderon, Rina Bussone. E l‘attendibilità della superteste. Le dichiarazioni di Rina Bussone, oggi collaboratrice di giustizia, sono state giudicate veritiere solo parzialmente.

La trappola al Parco degli Acquedotti

La ricostruzione dell’accusa parlava di un’esecuzione professionale. Piscitelli, considerato dagli inquirenti il vertice di un potente cartello di narcotrafficanti italo-albanesi, era stato attirato in una trappola. Seduto su una panchina in attesa di un appuntamento, era stato affiancato da un uomo in tenuta sportiva che aveva fatto fuoco a colpo sicuro, dileguandosi poi in moto con un complice.

Un’azione chirurgica avvenuta in pieno giorno, davanti a passanti e mamme con i passeggini, che secondo la Dda portava la firma della “batteria di Primavalle”.

Il giallo dei mandanti e l’ombra del boss “il Biondo”

Mentre il processo all’esecutore subisce una battuta d’arresto, resta aperto il fronte sui mandanti. Gli occhi degli investigatori all’inizio erano puntati su Leandro Bennato, detto “il Biondo”, e Giuseppe Molisso.

Emergono, intanto, dettagli inquietanti dalle ultime informative: Bennato, in carcere per altre accuse, avrebbe progettato una fuga in elicottero (costata 200 mila euro) includendo nel piano anche Calderon.

“Giustizia vergognosa”: la rabbia della famiglia di Diabolik

“Per noi lui resta l’assassino, un killer professionista assoldato dalla mafia”, ha dichiarato la sorella di Piscitelli subito dopo la sentenza. La famiglia annuncia battaglia: “Confidiamo nella Cassazione per annullare questa sentenza vergognosa. I mandanti sono noti da anni, non smetteremo di lottare”.

Diabolik, il neofascista diventato re del narcotraffico a Ponte Milvio, era diventato un elemento scomodo negli equilibri della criminalità romana, arrivando a sfidare le gerarchie storiche (come quella di Michele Senese).