Piazze di spaccio da 30mila euro al giorno e la ferocia dei nuovi narcos che comunicano via chat criptate. La nuova geografia criminale di Roma è un groviglio pericoloso dove le “giovani leve” hanno sostituito i codici d’onore con una violenza teatrale e senza freni. Soggetti spietati, spesso giovanissimi, pronti a scatenare l’inferno per un banale sgarro o uno specchietto rotto.
Dallo sgarro per uno specchietto rotto alle armi da guerra: l’inchiesta sulla metamorfosi della mala romana. Piazze di spaccio da 30mila euro al giorno e la ferocia dei nuovi narcos che comunicano via chat criptate
I nuovi narcos non hanno i freni inibitori dei vecchi, ne’ conoscono la diplomazia del silenzio. A tracciare il profilo di questa “Generazione Z” del crimine è il Colonnello Adolfo Angelosanto, comandante del Reparto operativo dell’Arma, che descrive – in una intervista al Corriere della Sera – una città dove il sequestro di un rivale è diventato uno strumento ordinario di risoluzione delle controversie.
L’economia del fango: piazze da 30mila euro al giorno

Il motore di questa spinta violenta è, come sempre, il denaro. Ma i volumi d’affari odierni sono vertiginosi.
Nelle periferie romane, il narcotraffico è diventato un’industria h24. I quartieri caldi sono Tor Bella Monaca, Quarticciolo, Cinecittà, San Basilio, Primavalle.
Qui singole piazze di spaccio arrivano a produrre fino a 30mila euro di incasso al giorno.
A mettere un freno l’ultima operazione scattata all’alba, l’altra mattina. Le indagini hanno svelato l’esistenza di una cupola, vicina a figure come Giuseppe Molisso e Leandro Bennato del clan Senese, che imponeva dall’alto forniture e prezzi della cocaina.
La faida dei “Bullone”: la violenza per un graffio

L’ultima operazione dei Carabinieri ha svelato quanto sia sottile il filo che separa la calma dalla strage. Tutto nasce da un futile diverbio: uno specchietto rotto e un calcio all’auto del padre di un pusher, Lorenzo Tallone detto “Bullone”.
Da quell’affronto è nata una guerra che tra novembre 2025 e aprile 2026 ha insanguinato le strade partendo da un agguato quando Andrea Carpisassi spara a “Bullone” in via Tuscolana. Il figlio di Carpisassi viene gambizzato pochi giorni dopo.
In una sola settimana di aprile, i Carabinieri hanno sventato cinque tentati omicidi.
“Gambe, braccia, tutto l’avemo accortellato. L’avemo giustiziato“, scrivevano i sicari su chat criptate, allegando le foto del corpo della vittima come trofeo.
Tradizione e Cyber-crime: il ruolo dei nuovi doss
Se le grandi famiglie storiche come la ‘ndrangheta mantengono il ruolo di leader nell’importazione, la gestione del territorio è ormai in mano a batterie agguerrite che mescolano metodi arcaici e tecnologie avanzate.
I boss gestiscono gli affari anche dal carcere, usando familiari come portavoce e sistemi di comunicazione criptati difficili da decifrare. “Ci stiamo adattando ai nuovi scenari — spiega Angelosanto — esplorando il mondo cyber per contrastare una criminalità che corre veloce sul web“.
A supportare queste scalate al potere ci sono i broker stranieri, soprattutto albanesi come a suo tempo Elvis Demce, ora al 41 bis. Roma, dunque, non è sotto il tacco di una sola mafia, ma è ostaggio di un’anarchia violenta dove chiunque, pur di affermarsi, è pronto a premere il grilletto.
Non a caso sono stati registrati incendi, pestaggi e minacce eseguiti con “modalità teatrali” e sequestrati ordigni esplosivi e mitragliatori pronti all’uso. L’altra nota dolente le infiltrazioni con l’arresto di due poliziotti infedeli che aiutavano i clan nelle estorsioni.


















