Spari contro attivisti Anpi, preso l’aggressore: è un 21enne di viale Marconi

Il giovane di viale Marconi è stato incastrato dalle telecamere dopo gli spari contro attivisti Anpi avvenuti il 25 aprile in via delle Sette Chiese

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Si è chiusa in meno di tre giorni la caccia all’uomo per l’aggressione avvenuta lo scorso 25 aprile in via delle Sette Chiese, dove due attivisti sono stati raggiunti da alcuni spari esplosi da una pistola per il softair. Gli investigatori della Digos e del Commissariato Colombo hanno rintracciato e sottoposto a fermo di polizia giudiziaria un romano di 21 anni, residente nella zona di viale Marconi, ritenuto l’autore dell’aggressione contro due iscritti all’Anpi che stavano rientrando dal corteo per la Festa della Liberazione.

Il giovane avrebbe affermato di far parte della “Brigata ebraica”. Immediata la smentita della Brigata, che stigmatizza l’aggressione.

Le indagini sono scattate immediatamente dopo la denuncia delle vittime, che avevano fornito agli agenti una prima descrizione dell’accaduto. È iniziato così un lavoro certosino da parte dei poliziotti, che sono riusciti a ricostruire l’intero percorso dello scooter utilizzato per il raid seguendo la direttrice di fuga. Attraverso un complesso “puzzle” di frame estrapolati dalle telecamere di videosorveglianza del Comune e della Questura, è stato possibile individuare il modello del motoveicolo. Grazie a sofisticate tecniche di rielaborazione grafica ad alta risoluzione, gli esperti sono poi riusciti a isolare i dati parziali della targa, rivelatisi decisivi per la svolta nel caso.

L’incrocio tra le immagini e i dati della motorizzazione ha portato dritto all’intestatario e utilizzatore dello scooter. Il giovane è stato rintracciato nella tarda serata del 28 aprile e il fermo è stato eseguito in stretto raccordo con la Procura della Repubblica di Roma.

La Brigata ebraica

Al momento del fermo, il ragazzo, assistito dall’avvocato Cesare Gai, avrebbe affermato di appartenere alla Brigata ebraica, circostanza immediatamente smentita dai diretti interessati. «Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza», ha detto in una nota Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano. Il giovane farebbe parte invece della Comunità ebraica capitolina.

Le accuse

A carico del 21enne le accuse sono pesantissime: tentato omicidio, porto e detenzione di armi illegali. Il ragazzo si trova ora a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per la convalida della misura restrittiva, mentre proseguono gli accertamenti per chiarire i contorni di un gesto che ha scosso le celebrazioni del 25 aprile nel quartiere.

La Comunità ebraica di Roma

«Il fermo di un ragazzo iscritto alla Comunità Ebraica di Roma per i fatti del 25 aprile ci riempie di sgomento e indignazione. La Comunità Ebraica di Roma condanna e si dissocia senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica. Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza ai feriti, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano». Lo dichiara Victor Fadlun presidente della comunità ebraica di Roma. «Esprimiamo fiducia nel lavoro della Procura e delle forze dell’ordine affinché sia fatta piena luce sulla dinamica dei fatti e su ogni responsabilità. In una fase così tesa, rivolgiamo un appello alle forze politiche e alla società civile a evitare ogni strumentalizzazione che possa alimentare l’odio e generare nuova violenza», conclude.

La reazione dell’Anpi

Nel ringraziare le forze dell’ordine per il loro operato, l’Anpi ha ribadito la propria ferma intenzione di non farsi  intimidire dalla violenza. La sezione provinciale dell’associazione ha inoltre convocato per oggi pomeriggio alle ore 16:30 un presidio di protesta e presenza nel luogo in cui, il 25 aprile scorso, sono stati feriti due attivisti.