La Camera dei Deputati, oggi, 29 aprile, ha dato il via libera, in prima lettura, alla riforma costituzionale su Roma Capitale. Il provvedimento, che ora passerà all’esame del Senato, punta a dotare la principale città italiana di strumenti giuridici e finanziari all’altezza delle grandi metropoli europee.
Cosa cambia con la riforma: la nuova gerarchia dello Stato. Quali poteri previsti per Roma Capitale e la modifica della Costituzione
Il cuore della riforma risiede nella modifica dell’articolo 114 della Costituzione. Con un testo snello di soli due articoli, la gerarchia della Repubblica viene riscritta per includere esplicitamente il nuovo ente.
La formula diventerà:“La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, da Roma Capitale, dalle Regioni e dallo Stato”.
Non si tratta solo di un riconoscimento formale. Roma Capitale acquisisce una potestà legislativa equiparata a quella delle Regioni su una serie di asset strategici che finora hanno sofferto di sovrapposizioni burocratiche tra Campidoglio e Pisana.
Le nuove competenze: dai trasporti al commercio
L’elemento chiave della riforma è l’approvazione di una legge ad hoc per stabilire forme e principi del decentramento.
Comunque, alla Capitale vengono attribuite autonomia amministrativa e finanziaria e ulteriori funzioni amministrative, stabilendo che il territorio dell’ente Roma Capitale si trova all’interno della città metropolitana.
In quest’area, Roma Capitale avrà una potestà legislativa concorrente sul governo del territorio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali; promozione e organizzazione di attività culturali e potestà residuale su trasporto pubblico locale; turismo; commercio; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; polizia amministrativa locale; organizzazione amministrativa di Roma Capitale.
Lo scontro politico: Meloni attacca il Pd
Nonostante l’importanza del voto, l’aula si è spaccata. Il Partito Democratico ha scelto la via dell’astensione, scatenando l’immediata reazione della premier Giorgia Meloni.
“È impossibile accogliere l’invito del Pd a fare riforme condivise, se poi è lo stesso Pd a non votare una riforma che rafforza la Capitale a prescindere da chi la governa“, ha dichiarato la Presidente del Consiglio in una nota diffusa da Palazzo Chigi.
Meloni ha puntato il dito direttamente contro il Nazareno e il sindaco Roberto Gualtieri: “Oggi si interrompe un processo costituente, e i responsabili hanno nomi e cognomi. Dovranno renderne conto ai cittadini“.




















