Non era un debito di gioco, né una questione di affari finiti male. Quei 50mila euro servivano a pagare gli avvocati. Una sorta di “risarcimento danni” preteso con la forza per coprire le spese legali affrontate dopo un arresto per droga. Con questa accusa, gli agenti del X Distretto Lido hanno stretto le manette ai polsi di due romani, un 27enne e un 47enne, ritenuti responsabili di rapina e tentata estorsione.
La vendetta ad Acilia dopo un blitz antidroga: nel mirino il proprietario di casa. Arrestati un 27enne e un 47enne. La spedizione punitiva per un debito
La vicenda, ricostruita dagli investigatori sotto il coordinamento della Procura di Roma, affonda le radici nel sottobosco criminale di Acilia.
Tutto nasce da una denuncia per spaccio sporta dagli affittuari di un uomo contro i due indagati. Quando uno di loro finisce in manette lo scorso dicembre, scatta la rappresaglia.
Poiché i diretti interessati si erano resi irreperibili, i due aguzzini hanno deciso di rivalersi sul loro proprietario di casa: “Paga tu per loro“, il diktat.
L’agguato col calcio della pistola
Il primo contatto risale alla fine di gennaio. Un vero e proprio agguato sotto il portone di un’amica della vittima. Lì, il 27enne e il 47enne lo hanno sorpreso, minacciandolo con una pistola semiautomatica.
Non si sono limitati alle parole: l’arma è stata usata come un corpo contundente per colpirlo violentemente al volto.
Dopo avergli sottratto cellulare e portafoglio, lo hanno inseguito fin dentro un palazzo dove l’uomo aveva cercato disperatamente rifugio.
La trappola al bar
Un mese dopo, il secondo round. I due hanno attirato la vittima in un locale con il pretesto di un “incontro chiarificatore”. Un caffè offerto al bancone per abbassare la guardia, poi l’invito a uscire sul retro.
Lì è scattata la seconda aggressione, ancora più brutale: una pioggia di colpi per ribadire che quei 50mila euro per pagare il debito dovevano saltare fuori, in un modo o nell’altro.
Le indagini hanno svelato un clima di prevaricazione assoluta, dove il debito veniva traslato sulla vittima solo per la sua vicinanza contrattuale con i denuncianti, è la conclusione della procura.
L’uomo, infatti, era finito al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Eugenio, riportando ferite giudicate guaribili in due settimane. Quella prognosi, insieme al racconto dettagliato fornito agli investigatori, ha fatto scattare l’indagine lampo.
Il Tribunale di piazzale Clodio, valutata la pericolosità dei due soggetti e la spregiudicatezza delle loro azioni, ha disposto la custodia cautelare in carcere. Per i due si sono aperte le porte di Regina Coeli.




















