Sequestrano un senza dimora dentro a un furgone a Ottavia: due arresti della polizia di Stato

Sequestrano un senza dimora per ritorsione e finiscono in manette

Sequestrano un senza dimora all’interno di un furgone a Ottavia ma l’uomo viene liberato grazie all’intervento degli agenti della sezione volanti del commissariato di polizia Monte Mario.

Sequestrano un senza dimora per ritorsione e finiscono in manette

L’uomo è stato trovato all’interno del veicolo con una porta sbarrata dall’esterno mediante un’asse di legno e una finestra sigillata con un’asta di ferro.

Tutto ha avuto inizio da una segnalazione giunta al numero unico delle emergenze. Giunti sul posto gli agenti hanno trovato due persone che asserivano di aver rinchiuso all’interno del veicolo una persona che aveva tentato di impossessarsene blindandolo all’interno e rendendogli impossibile qualsiasi tentativo di uscita.

Una volta aperto un varco i poliziotti si sono trovati di fronte a un uomo di forte stato di agitazione.

Secondo quanto ricostruito, sarebbe “rincasato” di notte per riposare all’interno del furgone ma, al suo risveglio, avrebbe scoperto di essere stato imprigionato all’interno.

Da quel momento, ogni sua richiesta di aiuto o tentativo di guadagnarsi l’uscita sarebbe stato scandito da minacce violente urlate dalle stesse persone che avevano sollecitato l’intervento delle forze dell’ordine.

Tuttavia, la versione della vittima ha ribaltato completamente il quadro accusatorio. L’uomo, che svolgeva mansioni di autista per uno dei due, ha rivelato una realtà fatta di precarietà estrema e costrizioni. Il furgone oggetto della disputa non sarebbe stato sottratto illegalmente, ma rappresentava lo strumento quotidiano di un lavoro dai contorni opachi.

Il rifiuto e la ritorsione

Secondo le ricostruzioni, il movente della violenta reazione dei due arrestati sarebbe legato a un “no” di troppo. La vittima si sarebbe rifiutata di proseguire nelle sue mansioni di traghettatore, un compito che i datori di lavoro pretendevano venisse svolto senza riserve. Di fronte all’insubordinazione, i due avrebbero deciso di farsi giustizia da soli, privando l’uomo della libertà personale.

La svolta

Gli accertamenti condotti dalle forze dell’ordine hanno permesso di sollevare il velo su una gestione dei rapporti di lavoro basata sull’intimidazione. I due “denuncianti”, trasformatasi in aguzzini, sono stati arrestati con l’accusa di sequestro di persona in concorso.

L’Autorità Giudiziaria ha già provveduto alla convalida dei provvedimenti restrittivi. Resta ora da chiarire l’esatta portata di questo sistema di sfruttamento, un sottobosco di illegalità emerso solo grazie al coraggio della vittima di non piegarsi all’ennesima imposizione.