Sentenza shock sull’imprenditore dei vip Gianni Micalusi: il caso “Assunta Madre” si sgretola in Appello

Rabbia dei legali per un'ingiustizia durata quasi un decennio: la vicenda dall'operazione 'Nettuno' al verdetto sul locale "Assunta Madre" simbolo di via Giulia

Nella foto l'ingresso del locale di Via Giulia

Si chiude con un clamoroso colpo di scena la lunga odissea giudiziaria legata al ristorante Assunta Madre, simbolo della movida d’élite nel cuore di Roma. Una sentenza shock sull’imprenditore dei vip Gianni Micalusi, capace di portare il marchio di via Giulia fino a Londra e Montecarlo, ha fatto sgretolare il caso.

Rabbia dei legali per un’ingiustizia durata quasi un decennio: la vicenda dall’operazione ‘Nettuno’ al verdetto sul locale “Assunta Madre” simbolo di via Giulia

Dopo anni di battaglie nelle aule di tribunale, la seconda sezione della Corte d’Appello di Roma ha ribaltato completamente il verdetto di primo grado. Gianni Micalusi, che nel precedente grado di giudizio era stato condannato a una pesantissima pena di 8 anni e 9 mesi di reclusione, è stato assolto da tutte le contestazioni di riciclaggio, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni.

Il collegio giudicante ha stabilito che “il fatto non sussiste”, estendendo l’assoluzione piena anche ai figli dell’imprenditore, Francesco e Lorenzo Micalusi (precedentemente condannati a 2 anni e mezzo ciascuno), e al commercialista Luciano Bozzi, difeso dall’avvocato Gianluca Tognozzi. Una decisione che di fatto smantella l’intero impianto accusatorio costruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia, restituendo onorabilità a una delle figure più note della ristorazione romana.

La reazione della difesa: “Un’ingiustizia mitigata”

Le reazioni alla lettura del dispositivo sono state cariche di sollievo, ma anche di amarezza per il lungo calvario subito. L’avvocato Fabio Lattanzi, legale di uno dei figli di Micalusi, ha rilasciato dichiarazioni durissime sulla gestione del caso: “L’arresto di Micalusi, i sequestri dei ristoranti e l’ingiusta condanna sono state una delle più grandi ingiustizie che hanno segnato la mia vita professionale”.

Secondo la difesa, sebbene la decisione della Corte d’Appello ripulisca l’immagine dei coinvolti, il danno subito negli anni è incalcolabile. “Nessun risarcimento potrà dare a Micalusi quello che una giustizia ingiusta gli ha tolto”, ha concluso Lattanzi, ponendo l’accento sul peso umano ed economico di un’inchiesta che aveva portato alla paralisi di un impero economico frequentato da star del cinema e calciatori di Serie A.

L’antefatto: il terremoto giudiziario del 2017

Per capire la portata di questa sentenza, bisogna tornare al maggio 2017, quando l’operazione “Nettuno” scosse le fondamenta della Roma bene. All’epoca, le forze dell’ordine eseguirono sei arresti e misero i sigilli al ristorante “Assunta Madre” di via Giulia proprio nel giorno in cui Johnny Micalusi avrebbe dovuto inaugurare una nuova sede a Montecarlo insieme a Flavio Briatore.

Le accuse erano infamanti: gli inquirenti ipotizzavano che Micalusi avesse costituito società e ristoranti di lusso per riciclare denaro di provenienza illecita, intestando i beni ai figli e a vari prestanome per sfuggire ai controlli. Nel mirino erano finiti anche un funzionario di banca e alcuni professionisti, accusati di essere i “colletti bianchi” necessari a rendere non tracciabili le operazioni finanziarie dell’imprenditore.

Indagini e sospetti: l’ombra della malavita svanita in aula

Durante la fase istruttoria, la DDA aveva dipinto Micalusi come un soggetto contiguo a esponenti di spicco della criminalità organizzata romana, citando rapporti con nomi del calibro di Enrico Nicoletti e del clan Senese. Gli inquirenti parlavano di flussi di contanti consegnati all’interno di pescherie e di crediti bancari ottenuti attraverso procedure irregolari.

Tuttavia, il vaglio del processo d’Appello ha dimostrato che quelle ricostruzioni non reggevano alla prova dei fatti. Il castello di accuse basato su presunti giri di soldi sporchi si è sgretolato di fronte ai giudici di secondo grado, che non hanno ravvisato alcuna prova di condotte delittuose. Oggi, con l’assoluzione definitiva, il marchio Assunta Madre si libera definitivamente dall’etichetta di “lavatrice di denaro”, mettendo fine a una delle cronache giudiziarie più mediatiche degli ultimi dieci anni a Roma.