Calciatori con disabilità fuori dal club della Roma. L’inclusione, nel calcio moderno, è spesso un vessillo da sventolare con orgoglio nelle campagne marketing. Ma quando i riflettori si spengono, il rischio è che resti solo l’amarezza di chi ha creduto in un sogno. È quanto sta accadendo in queste ore in casa AS Roma, dove la decisione di non rinnovare il progetto “AS Roma For Special” ha scatenato una bufera che va ben oltre l’ambito sportivo.
Il club giallorosso non rinnova la collaborazione con la cooperativa sociale che gestisce 22 calciatori diversamente abili: “Siamo stati usati come figurine”
Dal prossimo 30 giugno, i 22 atleti con disabilità intellettivo-relazionale che hanno difeso i colori giallorossi nei tornei della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale della FIGC non potranno più indossare quella maglia che, per tre anni, è stata la loro seconda pelle.
La fine di un sogno: il “no” al rinnovo

La società ha comunicato la scelta di interrompere la collaborazione con la cooperativa sociale che gestiva la squadra. Una mossa che ha colto di sorpresa le famiglie, trasformando l’orgoglio di appartenere alla “grande famiglia giallorossa” in un profondo senso di tradimento.
I genitori dei ragazzi, attraverso un comunicato congiunto dai toni durissimi, hanno denunciato quella che considerano una mancanza di rispetto verso esseri umani che avevano trovato nello sport una via di riscatto e socializzazione.
“Un trattamento immotivato e inqualificabile. Mai ci saremmo aspettati che i nostri figli venissero trattati come semplici ‘figurine’ da accantonare.“
L’accusa: “Inclusione di facciata”
Il nodo della questione sollevato dalle famiglie riguarda la coerenza del club. Negli ultimi anni, la Roma ha puntato molto sulla narrazione di una società attenta al sociale e alle fragilità. Tuttavia, lo stop improvviso e senza – a detta dei genitori – motivazioni valide, getta un’ombra su queste iniziative.
Il rischio è che i progetti paralimpici vengano percepiti come operazioni di greenwashing sociale, utili per l’immagine ma sacrificabili al primo cambio di strategia.
Le famiglie denunciano anche il danno, non solo tecnico, ma emotivo. Per questi 22 atleti, la Roma non era solo un brand, ma un’identità.
Un vuoto difficile da colmare
L’interruzione del percorso lascia un vuoto doloroso. Il messaggio che trapela, secondo il comunicato dei genitori, è preoccupante: l’inclusione rischia di rimanere una “bella parola” finché risulta conveniente a livello comunicativo.
Al momento, l’AS Roma non ha rilasciato ulteriori spiegazioni ufficiali sulle ragioni tecniche o economiche dietro questa scelta, ma la pressione dell’opinione pubblica e dei tifosi — da sempre sensibili ai temi del cuore e della comunità — sta crescendo.
Resta da capire se ci sarà spazio per un dietrofront o se il triplice fischio sulla Roma For Special sia davvero definitivo.

















