Un’esecuzione in pieno stile criminale, un omicidio consumato tra i palazzoni di Corviale sotto una pioggia di piombo calibro 9×21. A quasi due anni dalla morte di Cristiano Molè, avvenuta il 15 gennaio 2024, la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha chiuso il cerchio attorno ai responsabili.
Svolta nelle indagini sull’esecuzione di gennaio 2024: il blitz di Carabinieri e Polizia smantella la rete criminale tra Corviale e via Donna Olimpia
Nelle prime ore di oggi, 11 aprile 2026, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci e gli agenti della Squadra Mobile hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per quattro persone, accusate di essere i mandanti e i complici del delitto.
Tra i destinatari del provvedimento, due si trovavano già detenuti per altri reati.
A finire in manette Manolo Bardeglinu, 41 anni, Emanuele Mattiacci, 36 anni, Marco Mattiacci, 29 anni, e Stefano Frignani, il 59enne di Santa Marinella già noto per l’omicidio, nel 2012, del body guard di una discoteca, Massimo Pietroni.
Il movente: il controllo delle piazze di spaccio
Le indagini, coordinate dalla Procura capitolina, hanno fatto luce su un contesto di estrema violenza legato al controllo del territorio. Secondo gli inquirenti, l’omicidio di Molè non è stato un episodio isolato, ma il culmine di una rivalità accesa per la gestione del narcotraffico.

Il fulcro del conflitto sarebbe la piazza di spaccio di via Donna Olimpia 30. I nuovi indagati sono ritenuti i mandanti che hanno pianificato l’eliminazione di Molè per consolidare il proprio potere criminale nella zona, avvalendosi di una rete di fiancheggiatori capaci di muoversi con precisione militare.
Tecnologia e pentiti: come è stato incastrato il gruppo
La svolta investigativa è arrivata grazie a un mix di tecniche tradizionali e moderne: intercettazioni ambientali e telefoniche: mesi di ascolto che hanno permesso di ricostruire i dialoghi tra i sospettati; un monitoraggio quotidiano degli spostamenti dei soggetti sul territorio.
E per concludere grazie alle dichiarazioni di alcuni “pentiti” che hanno fornito la chiave di lettura definitiva per collegare i mandanti agli esecutori materiali.
Nel luglio del 2024 i primi due arresti sul fronte dell’omicidio. Erano finiti in manette il presunto mandante ed uno degli esecutori. Le manette erano scattate per Manuel Severa e Marco Casamatta, due quarantenni romani.
La logistica del delitto
Oltre ai mandanti, l’operazione odierna ha colpito i cosiddetti “correi”, ovvero i facilitatori dell’agguato. Due dei soggetti arrestati sono infatti accusati di aver reperito le armi, le due pistole utilizzate per colpire a morte Molè e ferire il suo amico.
E fornito lo studio accurato delle abitudini della vittima, dei suoi orari e dei suoi spostamenti, garantendo al commando la certezza di agire senza margine d’errore.
Già nel corso del 2024, le forze dell’ordine avevano effettuato i primi fermi e sequestrato un arsenale a disposizione del gruppo criminale.
Con gli arresti di oggi, la DDA ritiene di aver disarticolato l’intera struttura gerarchica che aveva trasformato il quadrante sud-ovest della Capitale in un campo di battaglia.




















