Dalla banchina al mercato nero: faceva base a Termini il ricettatore di cellulari con POS e kit per hackerarli

Un'infrastruttura criminale completa: oltre alla merce di provenienza furtiva, il ricettatore di cellulari possedeva tutti gli strumenti adatti per la riprogrammazione immediata dei device

Nell’incessante flusso di pendolari e turisti che ogni giorno popola le vene sotterranee di Roma si nascondono dinamiche criminali sempre più sofisticate, che tentano di mimetizzarsi tra i vagoni della metropolitana. Tra queste, in un’operazione capillare che ha portato all’arresto di otto persone, è stato scoperto un vero e proprio laboratorio tecnologico itinerante per la ricettazione dei cellulari, protetto dal movimento costante dei convogli.

Un’infrastruttura criminale completa: oltre alla merce di provenienza furtiva, il ricettatore di cellulari possedeva tutti gli strumenti adatti per la riprogrammazione immediata dei device

La vicenda più eclatante e pericolosa tra quelle accertate, che si è consumata a poca distanza dal nodo di Termini. Qui, gli agenti specializzati nel controllo del sottosuolo hanno intercettato in una stazione, un trentatreenne di origini senegalesi proprio mentre stava perfezionando il “match” tra la consegna di due telefoni cellulari e il pagamento in contanti.

Quello che sembrava un semplice scambio di merce rubata però, si è rivelato un sistema logistico complesso. Durante la perquisizione, l’uomo è stato trovato in possesso di un vero e proprio “kit smart-pay”: un terminale POS pronto all’uso, schede SIM vergini, ricariche prepagate e strumenti professionali atti a forzare e riprogrammare i dispositivi elettronici.

Tale attrezzatura consentiva di “ripulire” immediatamente i device sottratti ai passeggeri, rendendoli pronti per essere rimessi in circolo nel mercato nero, bypassando i blocchi di sicurezza e garantendo transazioni rapide. L’uomo è stato arrestato in flagranza per ricettazione, smantellando così un ingranaggio chiave del circuito illecito romano.

L’antefatto: la strategia dei “quick plain” nel sottosuolo

L’intervento nasce da un monitoraggio costante dei cosiddetti “quick plain”, piani rapidi messi in atto da chi sfrutta la densità dei flussi e l’assenza di orari certi per colpire e dileguarsi. Le stazioni, con i loro passaggi labirintici, diventano teatro di sguardi d’intesa e scambi flash.

È il caso dei primi due arresti effettuati alla stazione Termini, dove i poliziotti hanno interrotto peraltro una cessione di crack nascosto in un involucro celeste. Oltre a 25 dosi di stupefacente, i due complici avevano con sé oltre 1000 euro in banconote di piccolo taglio, segno di un’attività di spaccio frenetica e remunerativa condotta proprio sulle rampe della fermata tra le più frequentate d’Italia.

Gli altri interventi tra Spagna e Barberini

L’azione della PolMetro non si è fermata alla ricettazione e allo spaccio. Nel cuore della Capitale, presso la fermata Piazza di Spagna, gli agenti sono dovuti intervenire per bloccare un quarantacinquenne romano che, in stato di alterazione alcolica, seminava il panico tra i passeggeri.

Alla richiesta di mediazione, l’uomo ha risposto con estrema violenza, aggredendo gli operatori con calci e spintoni prima di essere immobilizzato: addosso nascondeva un coltello, una lama e un cacciavite.

Infine, tra le stazioni di Spagna e Barberini, quattro borseggiatori seriali sono stati arrestati mentre mettevano in atto lo schema classico del “pickpocketing”: spintoni calcolati per distrarre la vittima e mani rapide all’interno degli zaini. Tutti gli otto arresti sono stati convalidati dall’Autorità Giudiziaria.