Lo Spiraglio 2026: al MAXXI il cinema (gratis) che rompe il tabù della salute mentale

Dal 15 al 18 aprile Lo Spiraglio Filmfestival: tra i protagonisti Rocco Papaleo e il corto Premio Oscar "I’m Not a Robot". Ventuno opere in gara per raccontare la resilienza oltre lo stigma

Rocco Papaleo
Rocco Papaleo

Il cinema come lente d’ingrandimento, come strumento di cura e, soprattutto, come “spiraglio” per guardare dove spesso si preferisce voltare le spalle. Torna a Roma, dal 15 al 18 aprile 2026, la sedicesima edizione de Lo Spiraglio Filmfestival della salute mentale. La cornice è quella prestigiosa del MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo), dove storie di resilienza, traumi e rinascite prenderanno vita sul grande schermo, a ingresso libero fino a esaurimento posti.

Dal 15 al 18 aprile torna Lo Spiraglio Filmfestival: tra i protagonisti Rocco Papaleo e il corto Premio Oscar “I’m Not a Robot”. Ventuno opere in gara per raccontare la resilienza oltre lo stigma

Organizzato dal Dipartimento di Salute Mentale della Asl Roma 1 insieme a Roma Capitale, il festival conferma la direzione scientifica di Federico Russo e quella artistica di Franco Montini. Un appuntamento che negli anni è passato da evento di nicchia a pilastro del dibattito culturale cittadino, capace di portare i temi della psiche nel cuore della cronaca e dell’arte.

Il Premio a Rocco Papaleo e l’Oscar in sala

Il momento più atteso di questa edizione sarà la premiazione di Rocco Papaleo. L’attore, regista e musicista lucano riceverà il premio speciale del festival, entrando nel solco di una manifestazione che da sempre celebra quegli artisti capaci di raccontare l’animo umano con sensibilità e ironia.

Sotto i riflettori anche la selezione ufficiale, frutto di un lavoro corale: a scegliere le opere è stato infatti un gruppo integrato di critici, operatori sanitari e utenti dei servizi di salute mentale. Tra i 15 cortometraggi in gara spicca il colpaccio internazionale: “I’m Not a Robot” di Victoria Warmerdam, fresco vincitore del Premio Oscar 2025. Accanto ai titoli internazionali, la qualità italiana è rappresentata da opere come «La clessidra umana» di Elia Bei e “I colori dell’anima” di Ruggiero Torre.

Tra inchiesta e finzione: i temi in concorso

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Una edizione dello Spiraglio Film Festival

Il programma dei lungometraggi affonda le mani nelle complessità della società contemporanea. Si va da “Fratelli di culla” di Alessandro Piva, che esplora il delicato equilibrio tra identità e diritto all’anonimato, fino alle ferite profonde delle truffe affettive raccontate in “Anime violate” di Matteo Balsamo.

C’è spazio anche per la realtà locale con la proiezione fuori concorso di “Persiane Blu”: un docufilm prezioso perché ideato dal gruppo cinema del centro diurno “Antonino Di Giorgio” (Asl Roma 1), che racconta il disagio psichico vissuto quotidianamente tra le strade della Capitale.

I premi e l’impegno sociale

Non solo estetica, ma sostanza. La giuria — che quest’anno schiera nomi come la sceneggiatrice Ludovica Rampoldi e il regista Mimmo Verdesca — assegnerà riconoscimenti che toccano anche il sociale e la scienza.

Il Premio Fausto Antonucci per il miglior corto.Premio Jorge Garcia Badaracco per il miglior lungo; Premio SAMIFO, dedicato alle produzioni che meglio raccontano il trauma dei rifugiati e l’impatto della migrazione sulla salute mentale e per concludere il Premio Luciano De Feo, per l’opera con il maggior rigore scientifico.

A completare l’offerta, due focus speciali: uno sportivo, legato alla psicologia nel film “Il maestro” di Andrea Di Stefano, e uno televisivo dedicato alla fiction “Le libere donne”.

Lo Spiraglio si conferma così molto più di una rassegna cinematografica: è un corpo a corpo contro lo stigma, un invito a scoprire che, dietro ogni diagnosi, c’è sempre un’identità che aspetta di essere narrata.