Un appartamento trasformato in una camera delle torture, il nastro isolante per zittire le urla e una fuga acrobatica tra la vita e la morte lungo il cornicione di un quinto piano. Quello che sembra il copione di un poliziesco brutale è la realtà di un episodio di sequestro di persona a Roma nord, dove un presunto debito di denaro ha scatenato una furia criminale senza precedenti.
Indagine svela l’orrore vissuto da due 20enni tenuti sotto sequestro e picchiati per un presunto debito
Tutto ha avuto inizio lo scorso febbraio, quando la prima vittima, un ragazzo di circa 20 anni anni nato a Roma da famiglia straniera, è stata attirata nell’abitazione di via Giovanni Palombini a Monte Sacro con un banale pretesto.
Una volta varcata la soglia però, il giovane si è ritrovato catapultato in un incubo. Senza via di scampo, è stato immediatamente immobilizzato dai suoi aguzzini che hanno utilizzato del nastro isolante per bloccarlo, rendendolo inoffensivo e incapace di chiedere aiuto. Sotto la costante minaccia di una pistola e dopo aver subito le prime violente percosse, il giovane è stato costretto a compiere un gesto atroce: telefonare a un amico coetaneo per chiedergli di raggiungerlo con urgenza, diventando così, suo malgrado, l’esca per una seconda vittima.
Il pestaggio e la richiesta estorsiva
Appena il secondo giovane è entrato nell’appartamento, la trappola è scattata nuovamente. Riuniti nella stessa stanza, i due amici sono stati sottoposti a un violento pestaggio punitivo. Gli aggressori non si sono risparmiati, utilizzando anche il calcio di una pistola per colpire ripetutamente i ragazzi alla testa e al corpo.
Il motivo di tanta ferocia sarebbe riconducibile a un debito di circa 3mila euro, una somma richiesta come risarcimento per il presunto danneggiamento di un’auto a noleggio. La pretesa economica è stata accompagnata da minacce di morte e violenze fisiche devastanti, con l’obiettivo di piegare la volontà dei due giovani e ottenere il pagamento immediato della somma.
La fuga disperata al quinto piano
Il momento di massima tensione si è consumato quando le vittime, spinte dall’istinto di sopravvivenza e approfittando di un attimo di distrazione dei loro “carcerieri”, hanno tentato il tutto per tutto. Con il sangue che colava dalle ferite e il terrore di essere uccisi, i due ragazzi hanno scavalcato la balaustra del balcone al quinto piano.
In un equilibrio precario a decine di metri d’altezza, hanno raggiunto l’appartamento adiacente, riuscendo finalmente a chiedere aiuto e a far scattare l’allarme. Solo l’intervento tempestivo dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri della Compagnia Roma Monte Sacro ha permesso di trarre in salvo i giovani, visibilmente scioccati e con gravi ferite che hanno reso necessario il trasferimento immediato in ospedale.
Le prove del piano criminale e gli arresti
Le indagini condotte dai militari hanno permesso di raccogliere prove schiaccianti all’interno del “covo” di via Palombini. Le perquisizioni hanno portato al rinvenimento di un vero e proprio kit da sequestratori: passamontagna per travisarsi, fascette stringicavo, altro nastro adesivo e numerose tracce ematiche che confermano la brutalità dell’aggressione.
Grazie ai riconoscimenti fotografici e alle testimonianze incrociate, il quadro indiziario si è chiuso attorno ai tre complici, tre uomini romani di 34, 30 e 52 anni, accusati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di reati che vanno dal sequestro di persona a scopo di estorsione fino alla detenzione illegale di armi e lesioni aggravate.
Durante l’esecuzione dell’ordinanza, uno dei tre destinatari ha tentato un’ultima, inutile resistenza contro i militari, ferendosi lievemente prima di essere bloccato e trasferito nel carcere di Regina Coeli. Per gli altri due complici sono scattati gli arresti domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico, ponendo fine a una vicenda che ha scosso profondamente il quartiere per la sua fredda e metodica crudeltà.
















