L’aumento dei costi di produzione agricola mette in ginocchio gli agricoltori del litorale, che sabato mattina, 4 aprile 2026, si raduneranno sulla via Aurelia in località Torre in Pietra per chiedere al governo interventi urgenti e sostegni concreti. La protesta nasce dall’impatto dei rincari su fertilizzanti, gasolio e altri input fondamentali, aumentati in modo significativo a seguito del conflitto in Iran.
Agricoltori pronti a protestare con blocchi stradali lungo la via Aurelia per chiedere riduzioni dei costi del carburante e sostegno al settore agricolo
La conferma della gravità della situazione e le motivazioni della protesta di sabato 4 aprile 2026, nella mattinata, a Torre in Pietra, sono sintetizzate dalle parole di Riccardo Milozzi, imprenditore Agricolo: “Sì, i prezzi sono saliti alle stelle e ormai per quanto riguarda il discorso sia dei concimi e dei fertilizzanti, abbiamo subito un aumento del 35 e del 40%”, spiega uno dei produttori intervenuti. “E poi per quanto riguarda il gasolio agricolo, che è una cosa fondamentale per noi, perché noi i macchinari li facciamo camminare tutti i giorni, stiamo subendo aumenti continui. Da 0,80-0,90 euro oggi paghiamo 1,40 euro più IVA, e si prevede che dopo Pasqua subirà un altro aumento del 10-13%”.
Gli agricoltori chiedono quindi un intervento deciso del governo, in particolare il ripristino del credito d’imposta, unica misura in grado di alleviare almeno in parte i costi elevati.
Anche in questo caso, Milozzi spiega come dovrebbero cambiare le cose per dare respiro e redditività agli agricoltori: “I principali input di produzione sono lievitati di oltre il 30% rispetto al periodo preconflitto, mettendo a rischio le coltivazioni agricole”, aggiungono, evidenziando come le risorse stanziate fino ad oggi siano insufficienti.
“Ad esempio sulla 4.0 lo Stato ha messo 2 milioni di euro a livello nazionale, che è il nulla; mancano tanti altri zeri per poter realmente aiutare le aziende”, conclude l’imprenditore Agricolo.
La situazione economica rischia di compromettere la redditività delle aziende agricole. “Basta guardare ad esempio il grano, oggi a 23 euro al quintale: non riusciamo a coprire neanche le spese di investimento, le lavorazioni e l’acquisto dei sementi. Non riusciamo più a dare un valore giusto ed equo a quello che produciamo”, spiegano. L’obiettivo della protesta è quindi non solo chiedere sostegni economici, ma anche garantire la sopravvivenza delle aziende agricole locali e la valorizzazione del loro lavoro.
Questa mobilitazione del litorale rappresenta un segnale chiaro di una situazione preoccupante che senza misure concrete e rapide, la crisi dei costi rischia di mettere in difficoltà l’intero settore agricolo, compromettendo la produzione e la sicurezza alimentare sul territorio.
Servizio Video di Fabio Nori

















