Tartarughe azzannatrici a Torre Flavia, scatta il monitoraggio per proteggere fauna e riserva (VIDEO)

La gestione di una specie di tartarughe azzannatrici apparsa a Torre Flavia é basilare per la tutela della fauna e della sicurezza nella riserva naturale

Canaledieci.it.

La palude di Torre Flavia non è un covo di animali pericolosi ma nelle ultime settimane sono state segnalate alcune tartarughe non native, note come tartarughe senatrici. Vincenzo Ferri, naturalista e uno dei massimi esperti italiani di testuggini, ci tiene a chiarire che non c’è alcun allarme per i visitatori. “Questo non è un pericolo reale per chi frequenta la riserva” sottolinea Ferri.

La gestione del monitoraggio di una specie di tartarughe azzannatrici apparsa a Torre Flavia é basilare per la tutela della fauna e della sicurezza nella riserva naturale

I ritrovamenti delle tartarughe sono avvenuti esclusivamente lungo il camminamento, segno evidente di abbandoni singoli da parte dell’uomo e non di una diffusione spontanea. La zona interessata, il monumento naturale di Torre Flavia, si estende per almeno 100 ettari, ma gli esemplari sono stati individuati nella fascia d’ingresso, quindi la portata del fenomeno è contenuta e il rischio per l’ecosistema locale è limitato.

“Abbiamo rinvenuto segnalazioni e poi catturato queste tartarughe azzannatrici provenienti dal  nordamerica, che qui a Torre Flavia hanno trovato le condizioni ideali per riprodursi”, spiega Mattia Poletti, volontario del servizio Civile.

Ad oggi sono stati documentati quattro ritrovamenti, due dei quali molto recenti e ravvicinati. Gli esemplari appartengono a una specie aliena proveniente dal Nord America, che qui trova condizioni favorevoli per nutrirsi e potenzialmente riprodursi. La prima tartaruga recuperata dai volontari era una femmina di grandi dimensioni, soprannominata “Diga Alfa”, con un carapace lungo ventisette centimetri.

Gli animali catturati sono stati affidati ai responsabili del monumento e successivamente ai carabinieri forestali per essere trasferiti in strutture specializzate. All’interno della palude sono stati posizionati sistemi di recupero sicuri, come zattere galleggianti, che permettono di catturare le tartarughe senza mettere a rischio altre specie.

Prossimamente , spiega il naturalista Ferri, “Verranno utilizzate tecniche di DNA ambientale, che consentiranno di rilevare eventuali tracce genetiche della specie in caso di infestazioni o riproduzione. Questo metodo aiuterà gli esperti a monitorare la presenza e l’eventuale proliferazione delle tartarughe aliene senza interventi invasivi”.

Pertanto la gestione di questa specie aliena è fondamentale per proteggere la biodiversità della riserva e garantire la sicurezza della fauna locale. Gli interventi, combinati con l’educazione dei visitatori, mirano a prevenire ulteriori abbandoni e a preservare l’equilibrio naturale della palude. Il lavoro degli esperti e dei volontari continua con grande attenzione e dedizione, assicurando che l’area resti un luogo sicuro e protetto per tutti gli animali autoctoni.

Servizio video di Francesca Del Mastro